Kashi Haft Rang di Shiraz

Piastrelle dai sette colori

L’industria delle piastrelle e l’artigianato delle piastrelle, che si possono trovare maggiormente negli ornamenti di molte architetture e specialmente nelle moschee e dell’Iran, hanno una storia molto antica proprio come la ceramica. Sulla base dei manufatti trovati, l’inizio della lavorazione delle piastrelle viene fatto risalire alla dinastia achemenide. Ma questo tipo di lavorazione delle piastrelle non era comune fino al XIV sec d.C.

Il termine “Haft Rang”che significa sette colori, è stato usato per la prima volta da uno storico reale di Ilkhanate per descrivere la tecnica della pittura su smalto, ed è ancora usato oggi. Il numero sette tuttavia non si riferisce al numero esatto di colori, perché in questa tecnica la composizione e la relazione dei colori conta di più. Oggi, le piastrelle Haft Rang sono realizzate in 15×15 cm in sette colori: blu, turchese, rosso, giallo, fulvo, nero e bianco. Questa tecnica impedisce che i colori si mescolino tra di loro perché sono separati da linee di un tipo speciale di inchiostro con componenti di olio e magnesio. La piastrella Haft Rang ha raggiunto la sua perfezione a Shiraz. Le piastrelle Haft Rang di Shiraz si differenziano dalle altre città per la loro qualità.

Un’altra differenza notevole delle piastrelle di Shiraz è il motivo di “Gol o Morgh” (fiori e uccelli). Colori come il verde chiaro, il rosa, il giallo e il bianco sono più comuni a Shiraz, e tra questi colori il rosa è usato in modo più impressionante. Uno dei migliori esempi di utilizzo delle piastrelle Haft Rang è la moschea di Nassir al-Molk, chiamata anche Moschea Rosa. Altre architetture di Shiraz che hanno beneficiato delle piastrelle di Haft Rang sono la moschea Vakil, il giardino di  Narenjestan e il giardino Eram.

Khameh Duzi del Sistan e del Baluchestan

Ricami tradizionali

Khameh Duzi è una sottocategoria del ricamo tradizionale dell’Iran. Questo lavoro è comune nel provincia Sistan e Baluchestan, soprattutto nella città di Zabol. La parola “Khameh”, che ha radici nella parola kham con il significato di grezzo, si riferisce al fatto che per realizzare ricami su tessuti bianchi e morbidi si utilizzano filati di seta grezzi e non tinti. Il filato di seta con la sua speciale brillantezza viene utilizzato per creare motivi geometrici come il motivo quadrato, a diamante o di carta, sullo sfondo bianco e opaco che non solo crea una vista spettacolare, ma aggiunge anche alla durata e alla resistenza del tessuto sottile. Questo tipo di ricamo viene applicato principalmente sui abbigliamenti, copricapo da uomo, tovaglie e molti altri tessuti.Gli attrezzi e materiali necessari per Khameh Duzi sono il tessuto in raso o cotone, l’ago, lo specchio e il filo di seta bianca. In caso di abbigliamento, il Khameh Duzi è accompagnato da Siah Duzi, una sorta di ricamo con filo nero. Ad esempio, l’asola è cucita con filo nero e il colletto e le maniche sono decorati con punti neri.

Khorjin di Chaharmahal e Bakhtiari

Bisaccia dei nomadi  

Anche se Chaharmahal e Bakhtiari è una delle province più piccole dell’Iran, è la casa di due delle tribù più importanti: Bakhtiri e Qashqayi. Essi hanno influenzato l’artigianato di altre città. Oltre al loro utilizzo nella vita di tutti i giorni, le Khorjin, che sono una specie di bisacce, nella cultura della società nomade possono avere anche altri usi. I nomadi usano le Khorjin come sacchi, bagagli e casse e sono disponibili in diverse dimensioni. Possono essere suddivise in piccole, medi e grandi dimensioni.

Le piccole Khorjin sono chiamati “Akbeh” e di solito contengono documenti, oggetti di valore, cose personali e gioielli. Alcuni di queste sono particolarmente usate dalle donne che cavalcano e le appendono sulla sella per trasportare i loro oggetti.

Oltre alle Khorjin ci sono anche i pon pon, noti anche come Varaneh, si muovono quando l’animale sta trottando e prevengono le punture di api e altri insetti e riducono il rischio che il cavallo inclini la testa per allontanarsi dalle mosche. Le Khorjin più grandi sono usate per trasportare edibili e strumenti comuni. La gente di Chaharmahal e Bakhtiari le usa anche per portare gli oggetti normali della vita quotidiana.

I Kilim iraniano

Il termine Kilim trae origine dal persiano “gelim” che vuol dire distendere. Un kilim è semplicemente un tappeto che non ha il pelo e viene tessuto semplicemente impegnando insieme l’ordito e la trama. Un kilim è un tessuto fatto a mano dalla lana degli animali domestici e viene generalmente utilizzato come tappeto, ma non solo. Ogni area in Iran, ha il proprio disegno che a sua volta proviene dalla cultura e tradizione locale o quella nomade. Kilim in realtà è un tessuto frequente tra i nomadi che può avere altri usi rispetto al tappeto tra cui la sacca di sale tribale o namakdan; bisaccia da mulo o cavallo detto khorjin; strisce per le tende, fagotto da viaggio o bokhcheh. Per la tessitura dei kilim si utilizza la tintura naturale, e questa tradizione continua ancora oggi ad essere praticata tra i tessitori tradizionali. I materiali per la tintura sono generalmente ottenuti da fonti vegetali e minerali.

Lo scialle del Kurdistan

Shal bafi

Uno dei mestieri più importanti che si è sviluppato in Iran, è la realizzazione dello scialle. Come i tappeti, gli scialli sono stati prodotti fin dai tempi antichi. Gli scialli iraniani erano comuni migliaia di anni in molte città come Kurdistan, Kerman e Mashhad. In effetti, è stata l’industria iraniana degli scialli ad andare in India e gli scialli del Kashmir si sono evoluti dal prodotto iraniano.

Pertanto la realizzazione di scialli divenne più comune nei villaggi, nella maggior parte dei nomadi. Ora lo scialle iraniano è diventato un rivale molto serio dello scialle del Kashmir.

Per realizzare gli scialli sono stati sviluppati molti laboratori. Erano stanze spaziose dove venivano allestite numerose macchine per tessere. Queste macchine erano costruite da due rulli e due pedali che erano installati all’interno di un foro sul terreno. In passato erano solitamente i bambini che lavoravano come tessitori degli scialli perché i meccanismi della tessitura erano molto delicati e le dita dei bambini erano ritenute più capaci per realizzarlo.

Gli scialli iraniani erano realizzati di dimensioni molto grandi. Oggi, gli scialli hanno adattato la cultura speciale e le tradizioni di abbigliamento della regione in cui sono prodotti e si sono evoluti in capi di abbigliamento unici. Baneh, una città nella provincia del Kurdistan, ha visto la produzione degli scialli tradizionali da molti anni. La tessitura degli scialli del Kurdistan è considerato uno dei mestieri più importanti e famosi del Kurdistan.

Mekhraj Kari di Mashhad 

Arte di creazione dei gioielli con il turchese e altre pietre

Ci sono molte miniere di pietre preziose nella provincia di Khorasan Razavi e le città circostanti. Questo è il motivo per cui uno dei fiorenti prodotti artigianali di questa provincia sono i gioielli fatti di pietre preziose conosciute anche come “Mekhraj Kari”. Alcune delle gemme più importanti sono acquamarina, agate, tipi di quarzo, turchese e zeolite tra cui il turchese e l’agata sono le più popolari. Gli specialisti ritengono che non ci siano due pezzi di turchese simili e uguali, proprio come le impronte digitali, anche il turchese è unico e tra di loro non ci sono i due pezzi uguali. Oggi i più importanti laboratori di taglio della pietra dell’Iran si trovano a Mashhad, dove ogni anno vengono tagliati i toni delle pietre di agata e turchese. I laboratori di Mashhad lavorano utilizzando metodi sia tradizionali che moderni.

In questo mestiere, per mantenere la bellezza e le striature naturali delle gemme non viene utilizzata alcuna colla. Per attaccare le pietre preziose, la base è progettata in modo da non danneggiare le gemme. Un po’ di pressione può causare frazioni, graffi o rotture delle gemme. Mekhraj viene applicato su gioielli come orecchini, collane, anelli, spille e così via. Nel 2018 Mashhad è stata registrata come la città globale delle pietre preziose.

Minakari

Smalto, brillante arte del fuoco

Minakari si riferisce all’arte di dipingere e decorare metalli come l’oro, l’argento e il rame, talvolta anche il vetro e la ceramica, con materiale colorato opaco o trasparente; e, infatti, può essere considerata come un’arte sperimentale o laboratoriale che consiste in una serie di interazioni complesse e il prodotto finale è un oggetto molto particolare nel suo genre. Questo è il motivo per cui questa è chiamata una brillante arte del fuoco, della terra e delle fornaci. Minakari in Iran è fondamentalmente fatto su rame. I colori utilizzati per gli smalti sono classificati in tre gruppi: colori a base floreale, colori minerali e colori metallici.

Il lavoro viene suddiviso in diverse parti:

  • nella prima fase, utilizzando i diversi tipi di martelli, creano la forma desiderata,
  • dopo aver pulito l’oggetto da ogni sporcizia e contaminazione, si prepara lo smalto.
  • primo strato di smalto viene messo completamente sulla superficie dell’oggetto

desiderato, e poi messo al forno con una temperatura a 900 ºC per due o tre minuti.

  • colore dello smalto diventa bianco dopo il raffreddamento, quindi crea la base del dipinto.
  • per fare il dipinto, prima vengono incise le linee principali del disegno e poi vengono dipinte le altre parti.
  • dopo aver dipinto sullo smalto, l’oggetto deve essere cotto di nuovo nel forno, la temperatura del forno in questo caso è tra 600 ºC e 700 ºC.
  • dopo tutto, la pittura viene ricoperta con uno smalto trasparente e quindi cotta di nuovo e così l’oggetto sarà pronto definitivamente.

Oggi giorno in Iran, il principale centro di produzione di oggetti smaltati è la città di Isfahan, e alcuni importanti artigiani sono attivi in ​​questo campo producendo i lavori simili basati sullo stile della pittura a smalto. Tuttavia la tipologia di lavoro in Iran viene conosciuto come Minakari che per lo più eseguito su rame. La produzione degli oggetti creati può essere applicata ed utilizzata per creare altri oggetti come: bicchieri, giare, vasi, tazzine, vassoio, orologio da parete, piattini piccoli, portaoggetti e via dicendo.

Miniatura

Negargari e Tazhib

Una miniatura persiana è un piccolo dipinto su carta, sia che si tratti di un’illustrazione di un libro o di un’opera d’arte separata destinata a essere conservata in un album di tali opere chiamato muraqqa. Le tecniche sono ampiamente paragonabili alle tradizioni occidentali e bizantine delle miniature nei manoscritti miniati. Sebbene esista una tradizione persiana altrettanto consolidata di pittura murale, il tasso di sopravvivenza e lo stato di conservazione delle miniature è migliore, e le miniature sono la forma più nota di pittura persiana in Occidente e molti degli esempi più importanti sono nei musei occidentali o turchi. La pittura in miniatura divenne un genere persiano significativo nel XIII secolo, ricevendo l’influenza timuride e cinese dopo le conquiste mongole, e il punto più alto della tradizione fu raggiunto nel XV e XVI secolo.

Dopo la ripresa del potere da parte dei Safavidi, l’appoggio e l’interesse personale di re Shah Ismail e suo figlio Shah Tahmasb I, la miniatura divenne, oltre ad essere una forma artistica, un mezzo di propaganda per ingrandire ed evidenziare la figura del re. La mitologia persiana – buona parte ripresa dal Libro dei re – offre su un piatto d’oro l’idea fondamentale di come rappresentare i re safavidi mettendoli in centro dell’attenzione i sovrani, amici e nemici tra cui Uzbeki e Ottomani. Uno dei capolavori del XVI secolo dell’arte della miniatura persiana è di sicuro il Shahname di Tahmasb che oggi, una buona parte di questo eminente capolavoro, si trova al Museo Arte Contemporaneo di Tehran.

Tuttavia la miniatura non si limita a narrare le figure mitiche e dei re e quindi passa dalla carta a decorare gli altri oggetti come portapenne, scatolette, portagioielli, orecchini, quadri, portakajal e pezzi disegnati anche sull’osso del cammello.

Namakdan Bafi a Chaharmahal e Bakhtiari

Namakdan è uno dei più antichi manufatti di Chaharmahal e Bakhtiari, un prodotto classificato come borsa intrecciata da sella. Queste bisacce sono realizzate per contenere prodotti come chicchi di grano, avena, fagioli e sale, come Namadkdan ossia porta sale. I Namakdan di Bakhtiari sono tessuti su telai e proprio come altri tessuti artigianali di questa regione, sono realizzati da donne nomadi e paesane. I pastori nomadi usano Namakdan per trasportare pezzi o sale macinato per soddisfare le necessità della mandria.

Oltre all’allevamento delle mandrie, i nomadi hanno bisogno di sale nella vita quotidiana. Per cui mettono il sale nel Namakdan e lo appendono in un angolo delle loro tende per cucinare. Nella cultura dei nomadi il sale è una preziosa benedizione, collegata con gratitudine e saluti degli ospiti. Le persone possono giurare nel nome di Namak (il sale) e usare la parola “Namak Nashnas” (una persona che non paga i diritti di Namak) per descrivere persone indegne che usano il sale ma rompono il saliere.

La forma e il design di Namakdan sono una prova della sua importanza come oggetto prezioso e persino sacro. Consiste in un corpo e una testa, che lo fanno sembrare un tappeto da preghiera. La tessitura Namakdan ha solide regole basate su 4 principi. Il davanti è tessuto da un tipo speciale di nodo di Kilim; il fondo è tessuto come tappeti; il retro è un Kilim semplice con disegno a strisce; due lati cimosi. Verde, blu, rosso scuro, giallo e marrone sono i colori più comuni del Namakdan.

Pateh Douzi di Kerman

Pateh Douzi, noto anche come “Selseleh Douzi” è un importante artigianato della provincia di Kerman. Fortunatamente, questo mestiere è ancora praticato e la produzione di Pateh è uno dei mestieri più fiorenti dell’Iran.

Pateh Douzi, o arte del cucito Pateh, è ​​una sorta di ricamo in cui il tessuto viene coperto da punti colorati. In pratica si sceglie un pezzo di stoffa di cottone bianco e puro, dopo i lavaggi e il taglio adatto, la lana viene ricamato sulla stoffa di cottone creando un disegno colorato in base alla scelta dei tessitori. I creatori di Pateh sono più comunemente ragazze e donne di Kerman che cuciono i modelli dalla loro immaginazione su tessuti larghi e spessi chiamati Ariz. Ariz è un tipo di tessuto artigianale che in passato veniva utilizzato per realizzare gonne, cappotti e soprabiti da donna. Tradizionalmente i filati sono tinti con colori come bordeaux, nero, verde chiaro o scuro, giallo, arancione, rosso, blu scuro e così via, ma sono stati aggiunti nuovi colori alle tavolozze dei colori Pateh.

Uno dei pezzi più antichi sopravvissuti di Pateh, che appartiene al 1869, è stato utilizzato come copertura della lapide di Shah Nimatullah Vali a Mahan. Questo lavoro è un grande ed elaborato esempio di questo mestiere. Sedici abili donne di Kerman hanno lavorato per due anni e questo Pateh è stato realizzato cucendo fili di seta colorati su un tessuto di lana color crema. Uno dei tratti di Pateh che si aggiunge alla sua bellezza e delicatezza è il motivo tradizionale dell’albero della vita o “Boteh Jegheh”, paisley che è uno dei motivi iraniani più popolari.

Oggi Pateh è più comune in città come Kerman, Sirjan e Rafsanjan, ed è usato per fare tovaglie, coperture dei libri, tende, cuscini, copri letti o addirittura per essere incorniciati e abbellire i muri delle abitazioni o altri luoghi.