Il panorama della Persia

Mezza luna archeologica persiana

15 giorni/14 notti

“Il panorama della persia” è un viaggio ideale per conoscere i quattro punti più importanti dell’Iran: Kurdistan, Susa, Persepoli ed Isfahan. Si tratta di un viaggio alla scoperta della civilità antica dell’altopiano iranico durante il quale si possono seguire le tracce della civiltà iranica “Elam”, attraverso il tempio più rigoroso nella mezza luna fertile: la ziggurat di Chogha Zanbil. Nell’Iran sud-occidentale, ossia nel territorio che chiamiamo Elam, che sarebbe poi diventato la Persia, era in corso da diversi decenni un processo di acculturazione tra gli elementi elamiti e iranici, che trovò espressione politica proprio nella dinastia iranica degli Achemenidi. Durante questo viaggio oltre a approfondire il tema del tempio sacro degli elamiti, andremo a conoscere la radice fondamentale della festa ebraica “Purim” a Hamadan. Questa città ci permette di visitare e conoscere meglio le due figure più rilevanti della storia degli ebrei in Iran: Ester e Mordechay. In più attraversando le montagne di Alborz tra Hamadan e Kermanshah, a Bistorun, visiteremo il bassorilievo più notevole lasciato da Dari I nel V sec a.C.

Noi viaggeremo in punti più importanti dell’archeologia e antropologia iranica perché solo viaggiando possiamo conoscere le etnie, le lingue e le religioni esistenti in Iran. Durante il nostro percorso dopo aver visitato Tehran, la moderna capitale del paese, il viaggio prosegue per Hamadan, Kermanshah, Ahwaz, Shiraz, Yazd e Isfahan. Queste sono le città più storiche dell’Iran che si trovano nella zona Ovest, Sud-occidentale e centrale del Paese. Essi rappresentando la storia delle civiltà iraniche e arricchiscono il bagaglio culturale di ogni tipo di viaggiatore.

Pochi luoghi al mondo sono in grado di offrici la possibilità visitare un tempio dei pagani del XIII sec. a.C., una sinagoga in antica Ecbatana, un tempio del fuoco degli zoroastriani e la moschea più bella in assoluto in Iran a Isfahan. Tutto ciò può capitare solo in viaggio “Il panorama della persia”. Infatti in Iran la cultura religiosa è un punto rilevante e, nello specifico, esiste una metamorfosi tra il culto dello zoroastrismo e l’islam sciita.  I passaggi del cambiamento religioso si possono toccare con mano perché ancora oggi durante il viaggio in Iran si possono visitare i luoghi di culto delle grandi civiltà o le più importanti religioni del mondo: la Ziggurat di Chogha Zanbil a Susa, la Sinagoga a Hamadan, il Tempio del Fuoco a Yazd, la Moschea Nasir a Shiraz e la Cattedrale Vank a Isfahan. Solo viaggiando si possono scoprire queste meraviglie, le quali, durante il tour, si rivelano pienamente ai nostri occhi. Passando da Ahwaz a Shiraz, da Chogha Zanbil a Persepoli, da Tehran a Kashan si ammira la storia di una terra colma di bellezza e queste città dal fascino seducente narrano un’incantevole realtà ereditata dall’antica civiltà degli Elamiti.

“Il panorama della persia” è un tour il cui tragitto, di giorno in giorno, attraversa la zona dell’Ovest, Sud-Ovest fino alla regione Fars nel centro sud dell’Iran, dove, i siti archeologici, l’eleganza delle città e l’ospitalità del suo popolo saranno in grado di lasciare a bocca aperta anche il più scettico dei viaggiatori!

LUOGO DI PARTENZA / RITORNO Aeroporto internazionale IKA
ORARIO DI PARTENZA Si prega di arrivare almeno 2 ore prima del volo.
INCLUSO
Pasti Alloggi
Trasporto locale Guida professionale
NON INCLUSO
Biglietti d’ingresso
Volo domestico

1

1° Giorno, Italia - Tehran

Partenza con volo di linea. Arrivo nella capitale dell’Iran: Tehran situata alle pendici dei monti dell’Alborz. Incontro con la guida di SITO Travel. Trasferimento in albergo, pernottamento.

2

2° Giorno, Tehran

Cominciamo il viaggio con la visita della capitale dell’Iran Tehran: la città più movimentata e cosiddetta effervescente iraniana. La megalopoli iraniana con più di 8 milioni di abitanti, dimostra la sua raffinatezza in un’atmosfera caotica come tutte le grandi città del mondo. Tehran è però una pagina fondamentale della storia moderna in quanto mette a disposizione dei viaggiatori i suoi straordinari musei, come il Museo dei Gioielli che espone la Collezione più importante al mondo. I progressi artistici, gli interventi architettonici e la rinascita dei tanti caffè allo stile tradizionale persiano, ha reso Tehran, in questi anni, un labirinto affascinante tanto da sorprendere il viaggiatore ad ogni angolo urbano.

Le visite di Tehran:

  • Il Museo Archeologico Nazionale dell’Iran ripercorre la storia, l’arte e la cultura attraverso i reperti archeologici che vanno dal VI millennio a.C., fino al periodo islamico, VII secolo d.C. Al Museo di Tehran si trova una splendida collezione di ceramiche, di terrecotte e di bronzi. In più, ogni semestre, vi è un’esposizione provvisoria di oggetti, di alto valore archeologico, prestati da altri musei come quelli di Venezia, Berlino.
  • Palazzo Golestan è situato vicino al Gran Bazar ed è un complesso notevole che trova la sua radice nel XVI secolo, quando Tehran, pian piano, si trasformò da un villaggio a una città vera e propria. Golestan significa “roseto” perché è un tipico esempio dei meravigliosi Giardini persiani. La storia moderna iraniana deve tanto al complesso dove Mohammad Reza Pahlavi si è autoincoronato proclamandosi successore di Ciro il Grande. In seguito si visita l’ingresso del Gran Bazar di Tehran dove si vende “di cotto e di crudo” o come si dice in persiano si vendono pure “il latte della gallina e l’anima umana”.
  • Il Museo Nazionale dei Gioielli, (apertura solo da Sabato a Martedì) è situato in un’enorme cassaforte con una porta spessa 25 cm, ed è allestito nei forzieri sotterranei della Banca Centrale Iraniana. Il museo ospita i gioielli della corona, il mappamondo tempestato di gemme, un tripudio di pietre preziose, diademi, corone della famiglia Pahlavi e il più grande diamante rosa esistente nel mondo detto anche Darya-e Nour (Mare di Luce) di 182 carati. Il diamante è un simbolo della vittoria che Nadir, scià nel 1739, aveva portato in Iran dopo la sua vittoriosa campagna in India.
  • Alternativa al posto di Museo dei Gioielli, è il Museo dei Tappeti.
  • Una passeggiata piacevole sul Ponte della Natura; un’opera moderna della capitale iraniana a Tehran. Il Ponte della Natura è un passaggio pedonale, costruito sopra una delle autostrade principali di Tehran e collega le due colline verdi della città. Il ponte è stato progettato da una donna iraniana di 26 anni di nome “Leila Araghian”. Leila stessa ha riferito di averlo progettato con lo scopo di far avvicinare le persone.

Cena e pernottamento in albergo.

3

3° Giorno, Tehran – Hamadan

Tra le varie etnie esistenti in Iran, la popolazione dei Medi di stirpe indoeuropea, si stabilì per vivere e governare nell’altopiano iranico ossia l’odierno Iran occidentale. Al tempo nella zona c’erano molti piccoli principati di diversi gruppi linguistici ed etnici: gutiani, lullubiani, Kassiti e uragani. Più tardi, nel VIII secolo a.C., il ruolo dei Medi aumentò notevolmente; e, infine, nel VII secolo, l’intero Iran occidentale e alcuni territori limitrofi furono attribuiti al potere del popolo medo. Il centro politico dei medi fu senza dubbio la zona nord-occidentale, in particolare la famosa polis conosciuta come Ecbàtana o Hamadan. Il nome della capitale dei medi appare nell’iscrizione del VI secolo di Dario I a Bisotun come Hamgmatāna, ed è trasmesso da Erodoto e dagli

altri autori classici come Ecbatana. Quando i Medi verranno assoggettati ai Persiani e accolti nel nuovo impero, occuperanno importanti posizioni di potere, tanto vero che i Greci li confonderanno con gli stessi Persiani.

All’inizio, le frontiere occidentali dei principati mediani, indipendenti gli uni dagli altri, passavano non molto al di là dei confini occidentali della pianura di Hamadan. Il territorio originale dei Medi, come era noto agli Assiri durante il periodo dall’ultimo terzo del IX secolo fino all’inizio del VII secolo a.C., era molto delimitato da nord e nord-ovest. L’unica parte della pianura di Hamadan che permetteva ai medi di espandere il territorio fu il sud-ovest. Lì, essi occuparono la valle di Zagros al confine dove sorgeva la catena montuosa del Garin, che separava i media dagli Ellipi, un regno nell’area di Piš-e Kuh a sud di odierno Kermanshah – la regione abitato dal popolo curdo dell’odierno Iran –.

  • Erodoto fornisce una descrizione di Ecbatana, che, secondo lui, era un complesso architettonico costruito su una collina e circondato da sette cerchi di mura in modo che gli spalti di ogni muro superassero quelli della parete successiva fuori di esso. Il palazzo stesso e i tesori reali erano all’interno del cerchio più interno. I merli di questi cerchi erano dipinti con vari colori e quelli dei due cerchi interni erano coperti rispettivamente di argento e oro. Si può notare che, nel VI secolo a.C., come noto dalle iscrizioni achemenide, gli orafi mediani adornavano le pareti dei palazzi reali nella capitale imperiale di Susa.

L’arte mediana, tuttavia, rimase una questione di speculazione. Apparentemente questa situazione durerà fino a quando non verranno scoperti e studiati i palazzi reali di Ecbatana.

Il centro storico di Hamadan, dal punto di vista urbanistico, ha una pianta circolare che per certi aspetti può essere ispirata liberamente dalla collina di Ecbatana. Infatti la Piazza Imam oggi giorno gioca un ruolo fondamentale per chi vuole esplorare la città e conoscere i dettagli dell’espansione urbanistica avvenuta nei decenni recenti. La Piazza Imam con le sue vie principali – sono sei in totale – connette tutta la zona centrale ai vari quartieri e luoghi di grande importanza sociale e religiosa tra cui il gran

bazaar di Hamadan, il mausoleo di Ester e Mardocheo e infine la tomba del sommo filosofo, nonché medico persiano Abu Ali Sina più conosciuto come Avicenna.

  • Tomba di Avicenna, egli nacque intorno all’anno 980 d.C, ad Afshana, nell’Impero persiano in un villaggio vicino a Bukhara. Suo padre, che si era trasferito da Balkh qualche anno prima, era il governatore samaride del vicino Ḵarmayṯan. Alcuni anni dopo la sua nascita, la famiglia si trasferì a Bukhara. La capitale era un centro culturale molto attivo che attirava l’attenzione degli studiosi tra cui anche Avicenna. Egli compì i primi suoi studi con i più illuminati insegnanti dell’epoca. Data la disponibilità di insegnanti e biblioteche, l’elevata posizione di suo padre nell’amministrazione Samanide e la sua applicazione e precocità, a solo diciotto anni, Avicenna era perfettamente istruito nelle scienze greche.

Avicenna iniziò la sua carriera professionale all’età di diciotto anni come medico. Dopo la morte di suo padre, fu assegnato anche a lui un posto amministrativo, probabilmente come governatore distrettuale. Egli scrisse Canone di Medicina utilizzati in molte scuole mediche, anche a Montpellier fino al 1650. Avicenna fu chiamato il principe dei medici. I suoi scritti non erano ristretti all’ambito della medicina, bensì interessavano anche la musica, metafisica, chimica, filosofia e retorica.

  • Mausoleo di Ester e Mardocheo, Hamadan è la custode di uno degli eventi più

importanti del popolo ebraico ossia Purim. Sempre in questa città avremo l’opportunità di approfondire un evento storico che avvenne durante il regno di Serse, il re degli achemenidi. Infatti La festività di Purim viene osservata ogni anno nel 14° giorno del mese ebraico di Adar. Esso ricorda la miracolosa salvezza del popolo ebraico che si trovava alla mercé del malvagio Haman, in Persia. Ester, la sposa di Serse, intervenne in favore del popolo e denunciò il piano di Haman al re. Il 14 di Adar (il giorno seguente la data fissata da Haman), fu quindi scelto dai saggi come data di celebrazione per la Festa di Purim.

  • Finiamo le visite con la cupola di Alavian, un esempio peculiare dell’architettura selgiuchide. Si tratta di un edificio a pianta quadrata decorato con lo stucco, tipico materiale adoperato nelle strutture selgiuchidi del XIII secolo. La visita alla cupola di Alavian ci permette di cominciare a conoscere i dettagli della decorazione dei luoghi di culto e anche degli osservatori costruiti durante il periodo dei selgiuchidi.

Cena in ristorante e pernottamento in albergo.

4

4° Giorno, Hamadan – Kangavar – Bisotun – Kermanshah

In mattinata partenza per Kermanshah, capoluogo della provincia Kermanshah iraniano. Nel tragitto visita al sito archeologico a Kangavar e il tempio di Anahita “la dea dell’acqua”, poi si prosegue verso il Bisotun per visitare il sito archeologico nonché patrimonio dell’umanità dove approfondiremo i dettagli del documento più geniale e sfavillante lasciato da Dario I, in Iran: i bassorilievi di Bisotun

  • Bisotun o Behistun si trova sull’antica rotta mercantile che collega l’altopiano

iraniano alla Mesopotamia e ha le vestigia dal periodo preistorico al periodo dei Medi, Achaemenidi, Sassanidi e Ilkhanid. Il monumento principale di questo sito archeologico è un bassorilievo e un’iscrizione cuneiforme commissionata da Dario I il Grande, quando salì al trono dell’Impero persiano nel 521 a.C. Questo bassorilievo rappresenta Dario che regge un arco, simbolo della sua sovranità e schiaccia il busto di un uomo disteso sulla schiena di fronte a lui. Secondo la leggenda, questo personaggio sarebbe Geoumat, il mago del tempio, che fingeva di essere il re al trono, il cui assassinio consentì a Dario di conquistare il potere. Da notare come gli storici abbiano avanzato tante ipotesi, mettendo in dubbio la scena “documentata e rappresentata” da Dario I, scritta in più lingue dell’epoca. Sotto e intorno al bassorilievo, circa 1.200 linee di iscrizioni tracciano la storia delle battaglie che Dario dovette condurre nel 521-520 a.C., contro i governatori che tentarono di dividere l’impero fondato da Ciro il grande. Il testo di Bisotun è scritto in tre lingue. Il più antico è un testo elamita che si riferisce alle leggende che descrivono il re e le ribellioni. È seguita da una versione babilonese di leggende simili. L’ultima parte dell’iscrizione è particolarmente importante, perché fu lì che Dario introdusse per la prima volta la vecchia versione persiana della sua res gestae che realizzò. È l’unica iscrizione monumentale achemenide conosciuta sulla rifondazione dell’Impero da parte di Dario I. Costituisce anche una testimonianza delle reciproche influenze nello sviluppo dell’arte e della scrittura monumentale nella regione dell’Impero persiano. A Bistun troviamo anche le tracce del periodo di Medi del VIII-VII secolo a.C.

  • Taghe Bostan, dopo la caduta dei Parti, i Sassanidi ripresero il potere rinnovando un nuovo impero persiano: Impero Sassanide. Il nome sassanide o sasanide identifica la dinastia che resse la Persia tra il dominio partico e la conquista islamica 636 d.C. Il termine sassanide deriva da quello di Sasan, che fu sacerdote del Tempio di Anahita – la dea dell’acqua – a Istakhr, città del Fars, che al tempo era un regno che faceva parte dell’impero partico. Babak, suo figlio, governatore della città, approfittando della guerra di successione tra i pretendenti al trono dell’impero all’inizio del terzo secolo, si ribellò e si proclamò re di Persia. Ardashir I, anche conosciuto dalle popolazioni di lingua greca come Artaserse, sconfisse l’esercito partico e così il sassanide fu libero di conquistare le restanti province iraniane e mesopotamiche e venne incoronato Shahan shah (Re dei Re) a Ctesifonte nel 226 d.C. Taghe Bostan è l’unico posto in cui si possono approfondire i dettagli di un bassorilievo del periodo dei sassanidi rappresentanti la successione di potere con la presenza di figure molto rilevanti come Mitra e Anahita. Il documento più maestoso, ovvero il bassorilievo più grande, sotto l’arco più grande, raffigura la scena della caccia reale per eccellenza, dove abbondano i dettagli come se fosse un libro illustrato. La cultura iranica è una cultura angelica e Taghe Bostan con le sue decorazioni ai bordi dell’arco, in persiano Tagh, svela agli occhi del visitatore due angeli che attirano l’attenzione verso il bassorilievo posizionato in fondo all’arco.

Cena e pernottamento in albergo.

5

5° Giorno, Kermanshah – Ahwaz

Partiamo alla volta di Ahwaz alla scoperta di Susa l’antica capitale dell’Impero Persiano. Dopo la Susa siamo diretto verso Chogha Zanbil il sito archeologico più antico del nostro itinerario.

  • Susa, a partire dal 2400 al 1500 a.C., e fino a quando i re achemenidi stabilirono il loro dominio sulla Persia e, ben presto, su tutti gli antichi reami del Vicino Oriente, fino all’Egitto, la città di Susa si troverà sotto la dominazione mesopotamica o sotto quella elamita. Per i mesopotamici la città costituì, probabilmente, una tappa per le spedizioni lanciate verso l’est contro i regni elamiti, attirati dalle ricchezze naturali dell’altopiano iranico, quali legno, pietre e metalli, non reperibili nel loro territorio. Nel VI secolo a.C., sotto la guida di Ciro il Grande e poi di Cambise, essi avevano conquistato quasi tutte le terre africane e asiatiche conosciute dai Greci antichi: la Mesopotamia, la Siria, la Libia, l’Egitto, la Palestina e l’Asia Minore. All’inizio del V secolo a.C., i Persiani erano governati da Dario, il “Re dei Re”, il cui programma di governo era di non procedere ad altre conquiste, ma di dare una perfetta organizzazione all’Impero che aveva ereditato. Dario divise l’intero territorio imperiale in venti “province”, che chiamò satrapìe perché erano affidate al governo di un “sàtrapo”, cioè di un governatore. Il sàtrapo era dotato di ampi poteri militari e civili, ma poteva essere licenziato con un semplice ordine del re. All’epoca non esistevano strade, se non alcune brevissime che portavano da una città al suo santuario o al suo porto sul mare. Dario, che aveva bisogno di collegare tutto il suo Impero, realizzò l’impresa straordinaria di costruire una strada lunga 2683 km, la Strada reale, che portava da Susa, nel cuore dell’Asia, a Sardi, sul Mediterraneo. Susa, prima con Dario e poi con Serse, divenne la capitale politica e amministrativa di grande importanza grazie ai collegamenti di queste cosiddette strade reali. Susa, l’odierna Shush, prima di Dario fu la capitale dell’antico regno dell’Elam e, nel 1175 a.C., il sovrano Shutruk Nakhunte portò il bottino preso all’antica città di Babilonia, tra cui la famosa pietra di diorite su cui era stato inciso il codice di Hammurabi che venne trovata a Shush in Iran. In periodo più tardo, dopo essere stata devastata dal sovrano assiro Ashurbanipal nel 646 a.C., divenne residenza imperiale dei Persiani achemenidi.

 

Per comprendere la storia dell’Iran è necessario conoscere la civiltà più antica dell’altopiano iranico: Elam. Con questo termine, già nel periodo della III Dinastia di Ur, gli abitanti della Mesopotamia facevano riferimento alle genti che si trovavano a oriente rispetto a loro. Qualche secolo più tardi (verso il 1800 a.C.), poco prima del regno di Hammurabi a Babilonia, il termine di Elam compare anche nella titolatura dei sovrani di Susa. Infatti il termine “Elam”, nato per indicare genericamente gli stranieri che vivevano nelle montagne a oriente del bassopiano mesopotamico nel momento in cui la sua élite prendeva il potere nella città di Susa, dando visibilità internazionale a ciò che prima rimaneva probabilmente confinato nelle remote valli della catena di Zagros. Attraverso la Mesopotamia, il termine sarebbe poi arrivato nei libri biblici e da lì ha rappresentato per l’Europa l’unica trasmissione ininterrotta dell’esistenza di questa civiltà antica.

  • Ziggurat di Chogha Zanbil: la religione elamita è difficile da comprendere poiché, la maggioranza delle fonti epigrafiche e archeologiche provengono dalla Susiana: una regione che è stata fortemente influenzata dalla cultura mesopotamica. Per questa ragione, molte divinità sumeriche e accadiche hanno beneficiato di templi e culti sia a Susa che in Elam. È interessante notare come,

durante i quattro secoli di potere elamita sull’Acropoli di Susa vi fossero dei templi dedicati sia a divinità suso-mesopotamiche che a divinità propriamente elamite. Infatti si ha la netta impressione che la religione fosse, come in Mesopotamia, onnipresente nella vita dei Susiani. Qualche volta forse i messaggeri babilonesi dovettero presentarsi al cospetto del re percorrendo circa 35 km oltre Susa, verso sud-est, dove Untash-Napirisha stava facendo edificare un monumentale centro celebrativo-cerimoniale chiamato Al Untash-Napirisha “la città di Untash-Napirisha” e oggi famoso con il nome moderno di Chogha Zanbil. Questo toponimo, che significa “collinetta cesto”, nacque probabilmente in riferimento al impressionante massa di terra, sagomata dagli agenti atmosferici nella forma arrotondata di un paniere capovolto. La ziggurat o ziqqurat (105 m di lato) a quattro piani con un tempio sommitale e un’altezza stimata di oltre 50 m, circondata da numerosi edifici, templi e palazzi, e protetta da tre cinte di mura. La ziggurat era formata da una struttura massiccia in mattoni crudi, rinforzata da travi di legno, che ne permettevano anche il collegamento con il paramento esterno in mattoni cotti. Ogni piano della ziggurat è adibito a funzioni specifiche: nella parte più alta della costruzione si trova il tempio vero e proprio “sanctum sanctorum”, con l’altare e le statue dedicate alla divinità

protettrice, a cui può accedere solo il re sacerdote; nei piani intermedi spesso si trovano le scuole di scrittura e lungo i gradoni si affacciano le stanzette dei sacerdoti; nella parte inferiore si trovano i magazzini per conservare le merci da utilizzare in caso di necessità, gli archivi per conservare le tavolette di argilla su cui sono registrati i contratti o le quantità di merci consegnate al tempio. Sul paramento esterno della Ziggurat, oltre alla presenza dei pomelli, erano posti dei filari di mattoni la cui faccia in vista recava un’iscrizione. I filari iscritti erano disposti ogni dieci di mattoni non iscritti. Su ogni mattone fu posta la stessa iscrizione:

Io Untash-Napirisha, il figlio di Humpan-umena, il re di Anshan e Susa.

Affinché (io) possa prolungare la mia vita, la mia prospera dinastia, non veda la fine? … della mia prole.
Il sian in mattoni cotti (e) il kukunum in (mattoni) upkum ho costruito.
Al dio Inshushinak del Sian-kuk li ho offerti
Io la ziqqurat ho innalzato
Ciò che mi sono sforzato di realizzare possa essere gradito in mio favore al dio Inshushinak.

Arrivo a Ahwaz. Cena e pernottamento in albergo.

6

6° Giorno, Ahwaz – Shiraz

 

Partenza per Shiraz attraversando il percorso lungo tra Khuzestan e Fars, le due regioni che ci permettono di visitare le antiche rovine della città di Bishapur e i bassorilievi dello stretto di Choghan conosciuto come Tanghe Choghan.

Dopo la caduta dei Parti, i Sassanidi ripresero il potere rinnovando un nuovo impero persiano: Impero Sassanide. Il nome sassanide o sasanide identifica la dinastia che resse la Persia tra il dominio partico e la conquista islamica 636 d.C. Il termine sassanide deriva da quello di Sasan, che fu sacerdote del Tempio di Anahita – la dea dell’acqua – a Istakhr, città del Fars, che al tempo era un regno che faceva parte dell’impero partico. Babak, suo figlio, governatore della città, approfittando della guerra di successione tra i pretendenti al trono dell’impero all’inizio del terzo secolo, si ribellò e si proclamò re di Persia. Ardashir I, anche conosciuto dalle popolazioni di lingua greca come Artaserse, succeduto al padre, espanse il suo dominio alle province confinanti e giunse al punto in cui Artabano IV, sovrano partico, decise di muovergli guerra. Ma Ardashir sconfisse l’esercito partico e lo stesso Artabano morì, così il sassanide fu libero di conquistare le restanti province iraniane e mesopotamiche e venne incoronato Shahan shah (Re dei Re) a Ctesifonte nel 226 d.C. Il figlio Shapur I salì al trono nel 241d.C., e continuò la politica espansionistica con mire a oriente verso l’Afghanistan e le steppe asiatiche e a occidente, verso il Mediterraneo e i confini romani.

Bishapur, era antica capitale dell’Impero Sasanide, fu costruita con l’aiuto dei soldati romani sconfitti dal Shapur I nell’assedio di Edessa nel 260 a.C., dove lo stesso imperatore Valeriano venne preso come prigioniero. Poco più avanti dalla città di Bishapur, su due lati del fiume Chogan, ci sorprenderanno i sei grandi bassorilievi della costa rocciosa dove gli Imperatori Sasanidi scolpirono le loro vittorie.

Dopo la visita alla città di Bishapur e i bassorilievi dei due lati del fiume, si prosegue lungo il bellissimo percorso montuoso per arrivare a Shiraz.

Arrivo a Shiraz. Cena e pernottamento in albergo.

7

7° Giorno, Shiraz

La parola Fars ossia Pars è il nome della regione di cui Shiraz è il capoluogo di provincia. Solo riflettendo un attimo sulla parola Pars ci rendiamo conto che qui siamo nel cuore della storia ed è in questa regione che i Persiani costruirono Parse detta anche Persepoli: città di Persia. Shiraz copre un asse storico talmente ampio che si passa dal IV sec a.C., fino al 1700. A Shiraz la vera poeticità degli iraniani sarà veramente tangibile perché qui nel centro storico, i monumenti, i giardini, il Bazar e le moschee narrano una cultura che abbraccia con tanta morbidezza ogni visitatore. Gli abitanti di questa città spariscono a mezzogiorno per poi comparire la sera nella piazza di Arg fino a tarda notte; amano sollazzarsi e sono i più spassosi e vivaci dell’Iran. Per scoprire l’atmosfera dionisiaca di Shiraz, il nome della città ci dice tutto, bisogna recarsi alla tomba del sommo poeta persiano “Hafez” o girovagare nelle viuzze del suo Bazar Vakil dove tanti commercianti europei trascorsero un periodo per trasportare il celebre prodotto del Dio Bacco. Dopo la colazione, la mattinata è dedicata all’escursione nei grandi siti archeologici, degli Achemenidi IV sec a.C., e dei Sasanidi III sec d.C. Al ritorno invece si assaporerà la parte medioevale e quella islamica.

Le visite di Shiraz:

Prima colazione. La giornata è dedicata alla visita alla capitale del Fars.

  • Il gran Bazar è unico in Iran per l’architettura in mattoni dipinti, soffitti a volta creati per mantenere l’aria fresca d’estate.
  • Il caravanserraglio Saray-e-Moshir, unico nel suo genere, perché si entra nel cortile primaverile, in cui si può incidere un nuovo “Iter” per il mondo onirico; qui l’immaginazione può spaziare. Di solito il termine Carovana fa venire in

mente i colori dell’ambiente desertico, qualcosa che ha a che fare con i dromedari e con la sabbia del deserto.

  • Il complesso Vakil: Moschea e Bazar è unico in Iran per l’architettura in mattoni dipinti, soffitti a volta creati per mantenere l’aria fresca d’estate e il caldo d’inverno.
  • La Madrasa del Khan le cui decorazioni di fiori rosa e blu con uccellini ci rimandano agli affreschi dei palazzi Safavidi.
  • il padiglione e il giardino Narenjestan – Il Narenjestan o il Giardino Qavam di Shiraz risale all’epoca di Qajar (1880). A causa dell’abbondanza di alberi di arance acide ossia di bergamotto, è stata chiamata Narenjestan perché Narenj per l’appunto vuol dire bergamotto. Non a caso Shiraz è la città più famosa per i suoi bergamotti che si incontrano lungo le strade della città. L’edificio del Narenjestan è stato un luogo dove la gente comune andava per scopi amministrativi e vi si tenevano incontri pubblici, nonché incontri tra dignitari e nobili di Qajar.

Cena al ristorante e pernottamento in albergo.

8

8° Giorno, Shiraz – Naqshe Rostam – Persepoli

Per comprendere l’atmosfera poetica e paradisiaca di Shiraz bisogna assolutamente recarsi alla Moschea Nasir: il termine “eleganza” trova il suo vero significato all’interno di uno spazio sacro con le sue splendide piastrelle di maiolica policrome. Il clima primaverile di Shiraz si rispecchia non a caso sulle pareti, sulla vetrata e sulle squisite decorazioni di piastrelle. Questa moschea è un capolavoro della bellezza artistica della fine del ‘900, chiamata anche Moschea della Rosa, è un luogo molto accogliente, ma quello che colpisce a prima vista è il mondo cromatico proveniente dai petali di rosa, iris e non solo.

  • si visita il Mausoleo di Hafez, dedicato al sommo poeta del XIV d.C., il mentore di Sufi. La mitezza della filosofia persiana è nata tra le righe delle poesie di Hafez. Ciò che rende il poeta immortale è la trasversalità del significato della sua poesia che evidenzia il frutto del suo pensiero “sufico” a tutti i lettori. Se Shiraz è la patria della poesia mistica lo deve ai suoi poeti. La sorpresa della visita al mausoleo consiste nel fatto che la parola di Hafez è legata a Bacco e a Venere. Per cui leggere Hafez camminando nel suo giardino paradisiaco serve per capire la contraddizione che esiste tra un dolce stilnovista iraniano con la modernità avvenuta: forse potrebbe sembrare una poesia sovversiva!
  • Dopo il pranzo partiamo per Persepoli, è la città sacra fondata da Dario nel 524 a.C., per celebrare il 21 marzo la festa del Nowruz (giorno nuovo) ovvero il capodanno persiano. Persepoli venne conquistata e bruciata da Alessandro Magno come vendetta del saccheggio che fece Serse durante le guerre persiane. L’escursione a Persepoli approfondisce i dettagli di una maestosa città dove Dario e Serse per costruirla fecero venire i migliori artigiani, pagati e assicurati dalla legge reale. Qui non si fa solo un approfondimento architettonico bensì con i meravigliosi bassorilievi del Palazzo Apadana si può sfogliare un antico libro di stampo antropologico. Tra le rovine si possono visitare i suoi imponenti palazzi che non smettono mai di impressionare i viaggiatori: il Palazzo Cento Colonne dove il Re riceveva i generali, la Sala delle Udienze detto Palazzo Apadana con una pianta quadrata e sei file di colonne, alte fino a 19 metri. Le scalinate di accesso raffigurano cortei di Satrap e le guardie imperiali detti i Soldati Immortali.
  • Sul tragitto, si visita il sito archeologico di Naghsh-e- Rostam, è una necropoli. Un luogo di grande suggestione, conserva ancora oggi le tombe rupestri dei grandi Re Achemenidi. Non è affatto una esagerazione dire che il sito è quello più ricco di tutto l’Iran perché qui vi sono tutte le testimonianze storiche: un magnifico bassorilievo degli Elamiti, 1300 a.C., le forme particolari delle tombe reali e le scritture in persiano antico del 400 a.C., i documenti importantissimi dei Sassanidi e la scrittura del persiano medio del 300 d.C. In un solo sito archeologico, decisamente suggestivo, si può contemplare una Persia ai tempi di Elam fino alla sconfitta di Valeriano il generale romano che combatteva contro Shapur.

A due passi dal sito archeologico di Persepoli esiste una struttura storica che oggi funge da albergo. Quest’ultimo una volta ospitava gli archeologici e capi delle squadre che lavoravano negli anni 30 e 40 del 1900 durante gli scavi archeologici. Negli anni 60 e 70 lo Scià della Persia, Mohammad Reza e la sua terza moglie, Farah Diba, si rivolsero a questo albergo in occasione del 2500º anniversario della fondazione dell’Impero Achemenide da parte di Ciro il Grande. Dopo la visita torniamo in Apadana Hotel e la sera saremmo gli unici ad avere la possibilità di camminare sotto le mura della magnifica Persepolis.

Cena e pernottamento in albergo.  

9

9° Giorno, Persepoli – Pasargade – Abarkuh – Yazd

Un itinerario colto deve arricchire il sapere del viaggiatore, e la Pasargade, che è la prima capitale della politica e della diplomazia dell’Antica Persia, è in grado di farlo e in più può dimostrare la sagacità del suo geniale generale, conosciuto come Ciro il Grande. Egli, il Padre di tutti i soldati medi e persiani, celebrò la conquista di Babilonia con un documento definito come il fondamento della carta dei diritti umani: “Il Cilindro di Ciro”, il quale è un documento d’argilla, in cui è stato registrato la liberazione degli esiliati, compresi gli ebrei. Il sito archeologico dell’Antica Persia, Pasargade, tra le sue rovine, mette in evidenza la semplice Tomba di Ciro a pianta quadrata costruita con blocchi di pietra che ricorda a prima vista una ziggurat mesopotamica. Ciro il Grande, con la costruzione della sua tomba, volle rispettare le sue origini, ossia le antiche civiltà iraniche e in più riuscì anche a sorprende Alessandro Magno, secoli dopo la sua morte. Si narra, infatti, che nella camera interna Ciro il Grande scrisse un messaggio agli eventuali conquistatori tra cui Alessandro Magno che dopo aver sentito la frase di Ciro il Grande si sarebbe messo a piangere:

“O uomo
Chiunque tu sia,
e in qualunque momento tu venga,
Poiché io so che tu verrai,
Io sono Ciro
conquistai un impero mondiale per i Persiani.
Tu non invidiarmi
per quella poco terra che ricopre il mio corpo!”

  • Sul tragitto, si visita il sito archeologico di Pasargade. La città è stata la prima capitale dell’Impero Persiano fondata nel 546 a.C. da Ciro il Grande durante il suo regno che morì nell’estate del 530 a.C. A Pasargade è nato il vero e proprio Pardis ossia Paradiso il “Giardino Persiano”. Tra i monumenti e rovine nel sito si trovano tre palazzi reali e un magnifico bassorilievo: il Palazzo Privato di Ciro il Grande, il Palazzo delle Udienze e la Tomba di Ciro il Grande. Pasargade una volta era circondata da due fiumi i quali portavano l’acqua in città, tramite un peculiare canale di irrigazione che decantava e forniva l’acqua, passando in mezzo al Giardino persiano.
  • A metà strada prima di arrivare a Yazd faremo una visita alla cittadina di Abarkoh: un esempio particolare urbano dove la costruzione delle case prevedeva l’utilizzo della terra cruda (bioarchitettura) che faceva da isolante durante il periodo estivo e invernale. Lo stesso sistema è stata applicata per la costruzione un’antica ghiacciaia che forniva il ghiaccio nei mesi più caldi dell’anno. Ad Abarkuh visitiamo uno dei cipressi più antichi del mondo Sarve Abarkuh che secondo alcune fonti avrà all’incirca di 4000 anni.

Arrivo a Yazd. Cena e pernottamento in albergo.

10

10° Giorno, Yazd

Prima colazione. Intera giornata dedicata alla visita della città, una delle più interessanti dell’Iran e antico centro Zoroastriano.

  • L’Atash-Kadeh – il Tempio del Fuoco. È sbagliato pensare che gli zoroastriani adorino il fuoco. Prima di recarsi in un Tempio del Fuoco, dove ancora arde il fuoco sacro, bisogna riconoscere il Fuoco come l’elemento sacro perché, secondo questa filosofia, esso è Fonte di Purezza e di Luce. Questa è la vera direzione verso la quale gli zoroastriani praticano il loro culto. Qui a Yazd nel Tempio del Fuoco arde questa fiamma sacra da più di 15 secoli e non è mai stata spenta. Il dovere sacerdotale o quello del Mago del Tempio è quello di svuotare le ceneri e fornire la legna per mantenere la fiamma accesa, affinché i praticanti possano rivolgersi ad essa perché considerata fonte del bene.
  • La Moschea del venerdìDal portale di questa moschea si slanciano i due minareti più alti dell’Iran, infatti misurano 48 metri.

Questa moschea non è famosa solo per l’altezza dei minareti, ma anche per lo splendido portale principale, decorato con piastrelle di maiolica intarsiata; si tratta infatti di un capolavoro artistico che offre una delle opere più affascinanti del viaggio in Iran. Per osservare i dettagli del taglio delle piastrelle di maiolica, basta avvicinarsi alla facciata principale.

  • Centro storico e antico quartiere Fahadan. Yazd deve la sua fama soprattutto all’architettura della città vecchia, interamente costruita con i mattoni crudi; i più importanti monumenti del centro storico sono però le cosiddette “torri del vento” che sovrastano i tetti e che si possono scorgere già da lontano. Per questo motivo Yazd è stata chiamata la “città delle torri del vento”.

Queste torri, chiamate badgir (letteralmente “acchiappa vento”) servono a procurare la necessaria ventilazione, poiché le case non possiedono molte finestre verso l’esterno. La badgir durante il giorno asporta l’aria calda dall’interno e, durante la notte, conduce aria fresca dall’esterno all’interno dell’edificio. Il sistema sfrutta due condizioni ambientali: la differenza di pressione dell’aria e la differenza di temperatura.

  • Il Museo dell’Acqua. In Iran, soprattutto nelle zone desertiche come Yazd, esisteva un sistema d’irrigazione sotterraneo che riforniva alle oasi l’acqua fresca dalle falde acquifere, tramite un sistema di canali sotterranei lunghi anche venti chilometri, con dei pozzi di ispezione detti “mil”, scavati artificialmente lungo il percorso del canale. Questi pozzi verticali garantivano l’accesso al tunnel sotterraneo, sia per il prelievo di acqua, sia per facilitare le necessarie opere di manutenzione. I canali, in persiano conosciuti come Kariz o Qanat, venivano scavati sfruttando la naturale inclinazione del terreno, in modo che convogliassero le acque delle falde verso i terreni di coltivazione o un centro abitato. Anche nel lungo percorso, i canali subivano una minima perdita di acqua per evaporazione e non contaminavano l’acqua potabile. Tramite il Museo dell’Acqua si ha la possibilità di conoscere i dettagli di questo lavoro millenario dell’Iran.
  • Le Torri del Silenzio. Qui tutto si ferma, in questo luogo vi è infatti un cimitero utilizzato fino a circa 70 anni fa ed è molto diverso da quelli comuni perché è un luogo sacro per gli zoroastriani. In questo particolare campo santo i defunti venivano portati in cima alla torre ad opera di speciali addetti i “Salar”, ed erano gli unici che potevano toccare i morti. I cadaveri venivano lasciati all’interno di edifici circolari e lì i corpi, grazie agli agenti atmosferici e agli avvoltoi, diventavano ossa e successivamente venivano spostati nel pozzo al centro della torre, dove avrebbero trovato il riposo perpetuo. I quattro elementi della natura: aria, acqua, fuoco e terra sono considerati sacri dagli Zoroastriani. La terra non poteva essere contaminata con resti umani quindi non era prevista la sepoltura dei corpi e per lo stesso motivo neanche la cremazione. Questi luoghi venivano chiamati: Torri del Silenzio.  E qui il silenzio è vero, assordante, addolcito solo dal rumore del vento.

Si visitano, poi, nel labirinto della città vecchia, circondata da mura, i raffinati esempi di case tradizionali, senza entrare nei siti come Il Mausoleo di Seyed Rokn ad-Din, Il Mausoleo dei 12 Imam, del XII sec., con l’iscrizione in lettere cufiche dei nomi dei 12 Imam Sciiti e la cosiddetta Prigione di Alessandro.

  • l’antico Bazar e il complesso di Amir Chakhmagh, e il Giardino Dowlat Abad.
  • La sera si visita Zur-Khaneh, un luogo tipico dedicato allo sport tradizionale iraniano. Zur-Khaneh, detto anche la casa del potere, è nata come l’educazione militare per i soldati durante l’Impero Persiano. (la visita dipende dai giorni e orari dell’allenamento)

Cena al ristorante e pernottamento in albergo.

11

11° Giorno, Yazd – Meybod – Naein – Isfahan

Dopo aver fatto la colazione, partenza per Isfahan. Partendo da Yazd per raggiungere l’antica capitale dei safavidi ossia Isfahan, si debbono attraversare due città caratteristiche con l’architettura tipica delle zone desertiche: Naein e Meybod.

A Meybod iniziamo la scoperta delle straordinarie architetture di argilla dell’oriente dell’Iran dove si visita un caravanserraglio, un ghiacciaio. Il termine del caravanserraglio è composto di kārwān “carovana di cammelli” e sarāy “edificio” che indica un edificio o un insieme di edifici destinati – in oriente – ad accogliere viaggiatori e mercanzie, sia come luogo di sosta e di tappa sulle strade commerciali sia come punto di arrivo o di deposito delle merci in prossimità o all’interno delle città. Il caravanserraglio a sua volta si divideva in due diverse categorie sociali: reale e popolare.

  • Esiste un complesso che comprende un Caravanserraglio e la sua Ghiacciaia. Questa costruzione a forma di trullo serviva soprattutto per la conservazione del ghiaccio durante il periodo estivo. La produzione del ghiaccio avveniva durante il periodo invernale nelle vaschette esterne davanti alla ghiacciaia. Essa con la sua forma conica, proteggeva la vasca interna che conteneva del ghiaccio e lo proteggeva dal sole. Il diametro della vasca interna – corrisponde al livello della porta dell’entrata – arriva anche a 13 metri e pian piano che si scende giù, quasi per 6 metri, il diametro diminuisce. Perciò l’altezza interiore della ghiacciaia dalla parte più bassa al punto più alto della cupola era 21 metri.

A Naein invece si visita una splendida moschea con un minareto ottagonale, la bella nicchia della preghiera e il Kariz ossia Qanat, un interessante Mehrab e il vecchio affascinante Bazar, oggi in disuso.

A fine giornata si arriva a Isfahan, una delle città più belle dell’Iran.

Cena e pernottamento in albergo.

12

12° Giorno, Isfahan

“Il fiore delle Mille e una notte” è la ciliegina dell’itinerario e lo troviamo a Isfahan. La città è un quadro storico che completa il viaggio in Iran. Non è un caso che Isfahan ha attirato l’attenzione di Pasolini per girare alcune scene del suo film nella piazza Naghsh-e Jahan. Ed ecco un detto persiano che dice: Isfahan è la metà del mondo. Infatti la fioritura dell’architettura islamica nacque qui nella Piazza Naghsh-e Jahan dove il colore blu turchese domina le sue moschee e il cielo sopra la Piazza, ossia l’antico campo di Polo, col passare del tempo, è diventata la sede delle pregiatissime botteghe artistiche. L’età safavide corrisponde al terzo impero persiano che ha riportato il potere iranico al trono, instaurando una nuova Persia, fondata sulle relazioni politiche, religiose e militari. La presenza della Cattedrale Vank gestita dalla comunità dei cristiani armeni fin dal 1605 d.C., ne fa un esempio eclatante. Tuttavia il potere safavide si ammira nell’arte e così a Isfahan è nata una fase di “rinascimento” della civiltà, della cultura e delle arti persiane. Il periodo rinascimentale islamico in Iran vede il fulmine artistico sotto il governo dello scià Abbas I (1587-1629).
A Isfahan, in pochi secondi, si realizza il sogno di ogni viaggiatore del Medio Oriente: Iran e il suo fascino rinascimentale; basti pensare agli affreschi del Palazzo Quaranta Colonne o il soffitto splendido della sala della Musica del Palazzo Ali Qapu.

Prima colazione. L’intera giornata è dedicata alla visita della città camminando per le vie tra la piazza Naghshe Jahan e le botteghe degli artisti.

Visite della giornata

  • Piazza Reale o Naghsh-e Jahan, in persiano (l’immagine del Mondo) polo urbanistico della città, ridisegnato da Shah Abbas I. Nella grande piazza centrale Naghsh-e Jahan (metri 512 x 163) si affacciano due serie di archi dove nella parte bassa ci sono tutte le botteghe degli artisti dove producono e vendono la maggior parte dei prodotti dell’artigianato dell’Iran come le miniature, i turchesi e le stoffe. La Piazza Naghshe Jahan ospitava un’èlite di commercianti che erano alla ricerca della raffinatezza artistica. Sempre nella piazza si trovano ancora oggi i pali che servivano a delimitare il campo da Polo realizzato 400 anni fa.
  • La graziosa “Moschea della Regina o Sheikh Lotfollah” è un capolavoro maestoso del periodo safavide si trova in uno spazio armonioso e completamente riconoscibile per la sua opulenza artistica. Lo Scià Abbas I, ha scelto il talentuoso architetto iraniano, Ali Akbar Isfahani, come capo della costruzione della moschea, la cui fabbricazione è durata di quasi 17 anni. La moschea, per volere dello scià, sarebbe stata dedicata a suo suocero, il teologo libanese che avrebbe poi avuto diritto ad una scuola coranica a Isfahan. Il capolavoro dell’architetto Isfahani ha messo in pratica un modello unico di moschea mai esistita prima d’allora. La moschea infatti non possiede né minareti né cortile interno, né una vasca per l’abluzione. Tuttavia la prodigiosa decorazione esterna e interna, il gioco della luce verso il mihrab, la magnificenza calligrafia con lo sfondo color lapislazzulo e infine la complessità e le beltà dei motivi floreali

sotto la cupola hanno fatto sì che la Moschea Sheikh Lotfollah a Isfahan fosse una delle più belle dell’Iran.

  • la Moschea reale, ossia la Moschea dell’Imam odierna. La genialità dell’architetto Isfahani si nota, volente e nolente, al di fuiiori dello spazio interno della moschea. Infatti, quando si è completato di visitare la moschea, in mezzo alla piazza Naghsh-e Jahan si vede un’abbondanza insolita di minareti e una deviazione astuta e “voluta” da Isfahani, per un adattamento estetico alla piazza. La Moschea Imam è un capolavoro inconfondibile dove ogni decorazione e ogni particella trova il significato nella simmetria geometrica. Qui il cortile interno è stato decorato con una vasca per le abluzioni, intorno alla quale ci sono quattro imponenti iwan che rappresentano la maestosità dell’uso dei colori blu nello spazio sacro islamico. Oltre alla beltà decorativa, alla cupola a due strati – 36,3 m. di altezza interna e 51 m. quella esterna – dell’iwan meridionale è stato applicato un ottimo sistema per amplificare il suono, durante i richiami del rituale. Si consiglia di camminare con un passo vellutato per sentire il rimbombo.
  • Il padiglione Ali Qapu è il palazzo in cui il sovrano riceveva i suoi ospiti. Ali Qapu possiede ben sei piani con una porta che metteva in comunicazione la piazza al Palazzo Chehel Sotun. Quando ci si trova in piazza si nota subito la bellissima terrazza con le sue ben 18 colonne, dove sicuramente si può godere una stupenda visione panoramica sulla piazza Naghsh-e Jahan. Il capolavoro del Palazzo consiste nei dettagli incorporati come la vasca del quinto piano, il soffitto intarsiato di legno, la tipologia della pastiglia applicata sulle pareti del palazzo che evidenziano un mondo onirico orientale. Infine, nella colonna vertebrale del Palazzo Ali Qapu serpeggia una scala a chiocciola che porta verso l’incantevole Sala della Musica, decorata con gli stucchi che raffigurano i vasi ed altri temi simili, i quali nell’insieme aiutano a migliorare l’acustica la sala.
  • Il Palazzo delle Quaranta Colonne ossia Chehel Sotun è il padiglione dove il Re accordava le udienze. A pochi passi dalla Piazza, nel cortile del Chehel Sotun brilla un altro lussurioso Giardino persiano che imbraccia una delle delizie del rinascimento safavide: il padiglione pulsa ancora nel cuore del Giardino persiano come se il lusso della vita reale non fosse mai terminato. Qui gli affreschi si pavoneggiano perché è ben poco definirli raffinati e eleganti. Ammirare i dipinti e le storie che narrano vuol dire aprire una porta culturale e antropologica per identificarsi un attimo con i personaggi più importanti della Storia del Medio Oriente del 1600 – 1700.

Cena al ristorante e pernottamento in albergo.

13

13° Giorno, Isfahan

La multietnicità iranica è un fattore rilevante per capire l’Iran di oggi. Mentre alcuni nomadi risiedevano e risiedono tuttora nell’altopiano iranico oramai da più secoli, altre etnie come Turkmeni o fedeli di altre religioni, come i cristiani, sono venuti in Iran in seguito a motivi geopolitici, riconoscendo a questo Stato la tolleranza verso le altre etnie e religioni; questo è sempre stato un valore aggiunto dato da una cultura millenaria. Basti solo pensare, in questo preciso caso, agli Armeni che si sono dovuti trasferire in Iran sull’ordine diretto dello scià Abbas I. Infatti, gli Armeni della zona Jolfa dell’Armenia, negli anni venti del seicento hanno lasciato per sempre la loro patria, devastata a causa di un continuo conflitto tra ottomani e safavidi, e sono venuti a Isfahan, iniziando una nuova fase socio-religiosa, costruendo sia le loro chiese che la sede principale del loro cosiddetto Califfato Armeno. Il quartiere Jolfa a Isfahan ha accolto gli Armeni, e lo scià Abbas I, in un manoscritto, firmato da lui stesso, ha permesso loro di instaurare nuovi rapporti commerciali e religiosi, concedendo loro una certa libertà completamente sostenuta da parte della Corte safavide. Gli Armeni hanno aperto una importante via commerciale nel cuore della Capitale dei safavidi “Isfahan”. In più la sede del Califfato degli Armeni focalizza in primis la pubblicazione dei nuovi testi religiosi, utilizzando l’invenzione di Gutenberg in Iran. Tutto sommato Isfahan è un riassunto storico degli eventi gestiti dagli Armeni, i quali tutt’ora vivono nel quartiere di Jolfa dove la bellezza architettonica e i dettagli degli affreschi della Cattedrale Vank sorprendono qualsiasi tipo di viaggiatore.

  • Cattedrale Vank e il proprio Museo narrano la storia della diaspora del popolo armeno che da più di 300 anni vivono fuori dalla loro madre terra. L’Iran non solo sapeva come accogliere i suoi ospiti, ma soprattutto li proteggeva dai seri conflitti che minacciavano la vita sociale nel quartiere armeno di Isfahan. Oggi, nel cortile della Cattedrale Vank, gli Armeni con tanta cura e cautela hanno aperto un nuovo museo etnologico, dove è possibile immergersi nella vera e propria cultura di un paese tanto lontano e quasi, grazie alle informazioni esposte nelle gallerie di questa vetrina storica del popolo armeno. Ma la storia non finisce qui perché la Cattedrale Vank – non è l’unica Chiesa a Isfahan – invita la comunità armena a celebrare le festività religiose e soprattutto a commemorare il genocidio. Infatti, ogni anno il 24 aprile, gli Armeni si radunano nella Cattedrale Vank commemorando la deportazione e l’eliminazione dei loro connazionali, circa 1,5 milioni di morti. Appena si entra nell’elegantissimo cortile della Cattedrale Vank, scendendo dalle scalinate dell’entrata principale si nota uno dei monumenti più importanti del popolo armeno, dedicato alle persone deportate durante la grande tragedia.
  • Spostarsi a Isfahan vuol dire farsi sorprendere ed arricchirsi della cultura locale. Quando dal quartiere Jolfa si va verso la Moschea del venerdì (Masged Jamè) bisogna assolutamente attraversare il fiume Zayandeh Rud. Durante il tragitto si vede un semplice segno di come il fiume segnava il confine urbano tra i due quartieri religiosi di Isfahan. Il passaggio dalla zona degli Armeni, arrivando nella zona popolarissima di Moschea del venerdì, ci porta di nuovo verso la religione ufficiale dell’Iran: lo sciismo. La visita della Moschea del venerdì a Isfahan, a dir poco, è la visita più importante perché qui si possono ammirare il progresso architettonico islamico che è avvenuto dal settimo secolo fino al 1900. Per cui non è sbagliato sottolineare il fatto che la Moschea del venerdì è la più antica e la più completa in tutto il paese. Qui i dettagli sono infiniti e gli spazi sono immensi. Proprio in questa Moschea è nato un modello esemplare di altare detto il Mihrab di Olgiaito, nel XIV sec; la costruzione presenta una complessa composizione in stucco costituita da iscrizioni tridimensionali che si fondono con intagli floreali e geometrici. La Moschea ha due spazi nettamente riconoscibili anche per l’occhio inesperto: spazio interno e spazio esterno. È meraviglioso ammirare la monocromaticità dei colori dei mattoni nello spazio interno ed i colori blu turchese e lapislazzuli nello spazio esterno. Il passaggio da uno spazio all’altro ci fa viaggiare nel tempo soprattutto quando ci si trova sotto la magnifica Cupola di Taj al-Moluk reputata come la più bella, tra quelle in mattoni, in tutto l’Iran.
  • La fine della visita alla Moschea del venerdì ci porta ora ad una scoperta inaspettata in mezzo al trafficare della gente. Qui a Isfahan quando termina una visita riparte un’altra e il viaggiatore incoscientemente si prepara ad ascoltare le narrazioni della città come se Shahrazad le leggesse direttamente da “Mille e Una Notte”. Ed ecco il bazar popolare subito dopo l’uscita dell’entrata principale della Moschea. Per chi ama perdersi nelle viuzze popolari, deve sapere che giunta l’ora di essere liberi dai canoni facendo una passeggiata tra le botteghe e i profumi e in questo modo si raggiunge in 40 minuti la Piazza Naghshe Jahan. Prima di girare a destra e seguire i corridoi coperti del Bazar, si può soddisfare la curiosità del viaggiatore andando direttamente in un altro quartiere storico di Isfahan, per visitare tutte le Sinagoghe della comunità ebraica di Isfahan, dove gli Ebrei praticano il loro culto. Si parla di una multietnicità nel senso vero della parola e non facilmente trovabile in altre parti del mondo.
  • La visita dei ponti sul fiume Zayandeh-Rud, il Ponte Sio Se Pol (delle 33 arcate) e il Ponte Khaju (Pol-e-Kaju).

Tempo libero. Cena al ristorante e pernottamento in albergo.

14

14° Giorno, Isfahan – Kashan – Tehran

Il sole sta calando e il paesaggio, del viaggio di ritorno, diventa sempre più rossiccio a seconda dei raggi di sole che colpiscono la via del ritorno verso Tehran. Il viaggio in Iran sembra iniziato proprio due ore fa, e non appena stai, pian piano, capendo l’Iran e gli iraniani arriva il tempo di chiudere la bisaccia e ripartire per il proprio paese. Però c’è una netta differenza nella bisaccia prima della partenza e dopo; ora è piena non solo di tante emozioni e di entusiasmo, ma anche di tanta cultura. Di solito il viaggiatore si preoccupa dei kili in più nella bisaccia e mentre fissa il colore del cielo pensa a come organizzare i regali; vorrebbe comprare tutto dai pistacchi, ai tessuti, ai turchesi. Sappiamo però che nella bisaccia ci sta tutto tranne una cosa: l’ospitalità della gente che abbiamo trovato in giro per i Bazar, nei ristoranti o nei siti archeologici. Questa immagine rimane incisa nei cuori ed è il souvenir immortale che il viaggiatore si porta ovunque andrà e per tutti coloro che hanno apprezzato questo tour sarà una giusta motivazione per tornare in Iran per la seconda volta.

  • A Kashan si trova il Bagh-e Fin, uno dei più famosi giardini persiani visitabili durante il viaggio in Iran. Il giardino Fin è stato progettato dallo scià Abbas I (1557-1629), come una visione terrena del Paradiso. Il concetto del Giardino persiano prende l’anima solo quando il viaggiatore dà ascolto alla melodia che scaturisce dallo sciabordio dell’acqua, lungo il percorso dei vari canali. Ancora oggi la vasca centrale dell’acqua detta la gola del cammello ha il dovere di distribuire l’acqua in tutti i canali laterali, utilizzando la semplice teoria dei vasi comunicanti. Nel 1600 il Giardino persiano Fin in Iran è divenuto importante perché lo scià Abbas I, lo ha scelto come il luogo ideale per l’incoronazione reale quando salì al trono. Ma due secoli dopo, anche i re dei Qajar scelsero il Giardino Persiano Fin a Kashan come sede operativa della Corte. In mezzo al verde del Fin solo i cipressi e i platani possono raccontarci la simmetria e l’eleganza della planimetria del Giardino persiano. D’altronde ci sono ancora i magnifici affreschi nell’edificio costruito dai re dei Qajar che risalgono anni 70 del 1800, e infine per saperne dei segreti del Giardino Fin bisogna entrare nel complesso dell’Hammam, famoso per la storia dell’assassino o tentativo di suicidio di Amir Kabir, il riformista dell’amministrazione dei Qajar.
  • Visiteremo Hamam di Sultano il complesso termico del periodo safavide con un sistema idraulico preciso e un sistema di riscaldamento particolare. Infatti salendo sul tetto del Hamam avremo la possibilità di vedere i dettagli dei sistemi incorporati del complesso termico di Soltan Ahmad.
  • Kashan viene conosciuta piuttosto per la produzione pregiata dell’acqua di Rosa della Persia. Infatti, il viaggio in Iran ora assorbe il suo profumo originale, ossia il profumo dei petali di rosa che viene coltivata sulle colline della zona centrale dell’Iran. Questa bella città sorta in un’oasi verdeggiante ancora oggi ospita alcune delle più belle case tradizionali della regione, come la splendida dimora del ricco mercante della famiglia Tabatabaei. Durante la visita si possono contemplare i dettagli di una casa di stampo patriarcale, dove il capo della famiglia “Pedar” tende a radunare i figli maschi ed averli nella stessa villa per una questione di disponibilità e di gestione economica familiare. Inoltre, la dimora ottocentesca evidenzia due fattori della architettura islamica: introversione ed estroversione.

Si prosegue il viaggio fino all’aeroporto. Cena e breve riposo all’albergo IBIS presso l’aeroporto.

15

15° Giorno, Tehran – Italia

Trasferimento all’aeroporto internazionale ” Imam Khomeini” per il volo Tehran – Italia.

RECENSIONI DEL TOUR

Ancora non ci sono recensioni.

Lascia una recensione

Valutazione