11 Giorni
Durata
Per tutte le età
Età
L’estate, La primavera
Date
Visita
Patrimonio mondiale dell'UNESCO

L’Enigma di Alamut

Il castello degli Assassini

11 giorni  / 10 notti

L’Enigma di Alamutè un viaggio ideale per conoscere la storia del Castello di Alamut conosciuto come il nido d’acqua. Il nostro viaggio in Iran, nella parte del nord e Nord Oves, oltre ai paesaggi mozzafiato, ci offre la possibilità di vivere il Bazaar per eccellenza al mondo, ossia quello di Tabriz. Questo ultimo è stato visitato dai famosi esploratori della Via della seta e scrittori, tra cui il sommo viaggiatore veneziano Marco Polo. Tabriz si trova nella zona Nord Ovest dell’Iran nella regione chiamata Azerbaiejan iraniano. Questa affascinante città adagiata sulle pendici dei monti Alborz si svela agli occhi del visitatore con la sua natura orgogliosa e la sua ricchezza architettonica di stile azero. Questo stile definisce fin dal primo momento una divergenza antropologica per il semplice fatto che nella regione dell’Azerbaijan iraniano si parla prevalentemente l’antica lingua azera.

L’Enigma di Alamutè un tuffo nella storia della Persia attraverso i siti di grande importanza storica come Soltaniyeh, la fortezza di Alamut, in più visiteremo i posti più affascinanti del paese: il villaggio Masuleh nelle vicinanze del Mar Caspio, il Bazzar di Tabriz, Bazaar di Qazvin, il monastero di Santo Stefano, il mausoleo di Sheikh Safi a Ardebil. Quest’ultima città ci permette di approfondire la storia del pensiero filosofico e religiosa di Sheikh Safi che fondò la base ideologica della dinastia saffavide di stirpe azera. L’Iran nasconde grandi tesori che li scopriamo visitando l’architettura delle splendide città fino a spingerci alle radici dell’architettura dei selgiuchidi nelle città famose azere. Dopo aver visitato Qazvin, il viaggio prosegue per Alamut, Soltaniyeh, Zanjan, la capitale del rame in Iran. Dopo Zanjan siamo diretti verso Ardebil e Jolfa dove visiteremo il Monastero di Sant Stefano che si nasconde in mezzo montagne pittoresche della zona del Nord Ovest dell’Iran. Passiamo infine da Masule il villaggio tipico sulle pendici montuose di Alborz per finire il nostro viaggio con la visita della capitale dell’Iran: Tehran. Queste sono le città suggestive iraniane che evidenziano ancora una volta la multietnicità dell’Iran.

L’Enigma di Alamutè un tour il cui tragitto, di giorno in giorno, attraversa la zona del nord Ovest ovvero la regione Azerbaijan dell’Iran fino alla regione Gilan nel nord dell’Iran, dove, l’eleganza delle città e l’ospitalità del suo popolo saranno in grado di lasciare a bocca aperta anche il più scettico dei viaggiatori!

LUOGO DI PARTENZA / RITORNO Aeroporto internazionale IKA
ORARIO DI PARTENZA Si prega di arrivare almeno 2 ore prima del volo.
INCLUSO
Biglietti d’ingresso Alloggi
Trasporto locale Guida professionale
NON INCLUSO
Volo domestico
Pasti

 

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1° Giorno, Tehran

 

Partenza con volo di linea. Arrivo nella capitale dell’Iran: Tehran situata alle pendici dei monti dell’Alborz. Incontro con la guida di SITO Travel. Trasferimento in albergo, pernottamento.

2

2° Giorno, Tehran– Qazvin

Durante l’impero persiano, furono realizzate una serie di opere tra cui la Via Reale Persiana: circa 3 mila km di strade che collegavano varie satrapie dell’impero persiano: dall’odierno Iran fino al mar Mediterraneo, passando per la Turchia di oggi.

La via Reale di Persia fu la base fondamentale di quella che sarebbe diventata la via della seta, la quale si espandeva esattamente per 3000 chilometri dalla città di Ecbatana (odierna Hamedan), fino al porto di Smirne in Turchia sul mar Egeo. Dario I, durante il suo regno, provvedeva ad un controllo costante della via reale affinché potesse garantire la sicurezza e collegamento continuo tra tutte le satrapie dell’Impero achemenide. La via aveva varie fermate e i viaggiatori comuni impiegavano tre mesi per percorrerla, mentre i messaggeri imperiali con cavalli freschi la attraversavano in nove giorni. Con l’espansione di Alessandro Magno in Asia minore aprì definitivamente la rotta marittima dal delta dell’Indo al golfo Persico e fu quindi questa la vena principale del collegamento tra Oriente e Occidente.

La via della seta indirizzava i viaggiatori verso Uzbakistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran laddove passava da Neishabur e Semnan per arrivare a Tehran, Qazvin e Tabriz e procedere verso il mar Egeo di Smirne. Qazvin trova le sue radici nel periodo di massimo splendore del commercio attraverso la via della seta in Iran. Inoltre, con lo spostamento della capitale dei safavidi da Tabriz a Qazvin, essa divenne anche un polo politico oltre che commerciale. Oggi giorno la città di Qazvin mette a disposizione dei viaggiatori i suoi luoghi affascinanti i quali saranno in grado di narrarci una storia profumata ed ereditata dai tempi del passaggio della seta e delle spezie.

Di mattina partiamo per Qazvin alla scoperta dei suoi splendidi luoghi storici:

  • Andremo a passeggiare lungo l’elegantissimo corridoio del Saraye Sa’do Saltaneh. Si tratta di uno dei luoghi più spettacolari del tradizionale Bazaar dell’Iran. Questo caravanserraglio in mattoni contiene diverse porte d’ingresso, alcune sono collegate alle strade circostanti, altre sono connesse alle diverse parti del Bazaar. Le porte d’ingresso includono il vestibolo con un bellissimo stile architettonico. C’è un Chahar-Sough sul lato sud di questa parte con una cupola sopra esso. Intorno a questo passaggio a forma di croce latina ci sono 16 camere con un’altezza di un metro e porte in legno intagliato.
  • Mausoleo di Shah Zadeh Hossein, il complesso religioso comprende la moschea e il mausoleo del nipote dell’ottavo Imam degli Sciiti seppellito a Mashahad. Il mausoleo ricorda un complesso di palazzi con il suo giardino murato, file di piante, piccoli Iwan, nicchie, pietre tombali e preziose decorazioni in piastrelle color blu e crema. La facciata del cancello principale è composta di sei minareti ornamentali sormontati. La tomba è coperta da una cupola piastrellata giallo-blu. La parte centrale dell’edificio è decorata con numerosi mosaici a specchio. L’interno del santuario è decorato con specchi, cristalli e lampadari decorati tipici dei luoghi di culto e santuari di grande importanza religiosa.
  • Chehel Sotun, il padiglione di Qazvīn faceva originariamente parte del primo complesso del palazzo safavide nel 1596. Il palazzo nella sua forma attuale è una sopravvivenza unica del periodo safavide. Le sue decorazioni safavidi e quelle del qajar sono chiaramente distinguibili: piastrelle, per lo più del periodo Qajar, all’esterno, e dipinti murali della struttura originale safavide all’interno. Nello sviluppo dell’architettura il palazzo Chehel Sotun di Qazvin anticipa uno stile peculiare durante il regno dei safavidi anche nelle altre città dell’Iran come Isfahan e Zanjan.
  • Finiamo le visite con il cancello storico ossia la Porta di Tehran, il giardino e la tomba di Hamdollah Mostofi geografo, poeta e famoso scrittore iraniano del periodo Ilkhanide del XIII sec. d.C. La tomba, fu costituita di mattoni cotti, in stile azero con influenza ottomana e, la caratteristica unica di questo edificio è la sua cupola conica color turchese.

Cena e pernottamento in albergo.

3

3° Giorno, Tehran– Alamut

 

Tragitto paesaggistico verso l’enigmatico Castello di Alamut. Esso è situato tra le montagne sul bordo occidentale della catena degli Alborz, tra la pianura di Qazvin a sud e la provincia di Mazanderan al confine con il Mar Caspio a nord. In passato una parte di queste montagne costituiva il distretto di Daylam, che era ed è tuttora remoto e selvaggio. Separano la pianura dell’Iran centrale dal Caspio e sono una formidabile barriera naturale e paesaggistica. Sul lato nord le pendici sono densamente boscose, e si trovano gli animali selvatici come cinghiale, orso, e in epoca medievale dovevano essere stati molto di più tra cui la tigre del Caspio – oggi la specie corre seriamente il rischio di estinzione –.

La storia del castello di Alamut è legata radicalmente a quella di Hassan Sabbah (1034 –1124), per cui prima di recarci ripassiamo l’ideologia e dottrina religiosa di cui Hassan faceva il capo ad Alamut. Egli è nato a Qom in una famiglia musulmana e sciita e fin da bambino ricevette la sua educazione religiosa. Frequentò un centro delle attività ismailita dalla metà del IX secolo e di conseguenza, dopo aver appena compiuto diciassette anni, si convertì all’ismailismo. Ismailista è una setta dell’Islam sciita, che considera come suo imam, che riapparirà un giorno per far trionfare la vera fede, il settimo imam, ossia Imam Ismail, e non il suo fratello minore Musa che gli altri sciiti duodecimani lo riconoscono come successore della discendenza profetica.

Il missionario di ismailita era una persona molto speciale. Aveva una formazione intensiva nella dottrina di ismailita e ci si aspettava che conducesse una vita esemplare in modo da attrarre le persone attraverso la sua pietà. Ci si aspettava che facesse molta fatica con il proprio progresso spirituale, punendosi quando si comportava male e ricompensandosi se avesse fatto bene. Si è comportato in modo simile nei confronti delle persone di cui era responsabile. Doveva essere esperto in diverse professioni – carpentiere, marinaio e così via – in modo da poter guadagnarsi da vivere e anche avere una copertura per le sue attività.

Nell’anno 1080 un uomo di nome Hassan che era un missionario o propagandista di

ismailita, stava facendo conversioni in tutto il nord-ovest dell’Iran, ma questo successo

lo aveva reso un uomo segnato; le autorità lo stavano inseguendo e il visir Nizam al-Mulk stesso aveva dato ordini per il suo arresto, poiché gli ismailiti erano considerati rivoluzionari e sovversivi. Nel 1090, Hassan Sabbah, prese il castello di Alamut ne fece il centro del movimento ismailita. L’invasione dei turchi selgiuchidi mise fine a questo “intermezzo iraniano” ma non alla sede della ribellione situata sulle montagne di Daylam. Conquistato dagli ismailiti, Alamut divenne il centro di uno stato sciita isolato che doveva durare 166 anni e perseguire l’obiettivo di rompere il dominio dei selgiuchidi sunniti. Vivendo tra popolazioni ostili, gli ismailiti furono spesso vittime di massacri ai quali reagirono con spettacolari omicidi politici e cosiddetti “crimini santi” previsti ad Alamut. L’uso del terrorismo, una tendenza alla segretezza e all’esoterismo, e una rigida gerarchia favorirono lo sviluppo di leggende romantiche e guadagnarono agli ismailiti epiteti peggiorativi come hashishiun ossia coloro che fumano hashish da cui deriva “assassino” divulgato in occidente.

La biblioteca e le strutture astronomiche di Alamut erano famose; le sue fortezze erano un paradiso per studiosi e personaggi politici. Tuttavia i selgiuchidi ricatturarono alcune delle fortezze di ismailiti, ma per sette anni Alamut resistette con successo agli attacchi. Con la morte di Hassan Sabbah nel1124, lo stato di Alamut fu saldamente stabilito e molte fortezze degli Alborz erano sotto il suo controllo.

Cena e pernottamento in una delle case/appartamenti tradizionali della zona.

4

4° Giorno, Alamut – Soltaniyeh – Zanjan

Partiamo alla volta di Zanjan, lungo il tragitto ci fermeremo nella cittadina di Soltaniyeh, una volta giunti a destinazione visiteremo il complesso del Bazaar e la moschea Jamè, il lavatoio e il museo antropologico di Zanjan.

  • La cupola di Santa Maria del Fiore conosciuta come il Duomo fu costruita su una cattedrale del XIII secolo a Firenze ed è l’edificio più simile alla Cupola di Soltaniyeh. La costruzione della cattedrale iniziò nel 1296 dall’architetto fiorentino Arnolfo di Cambio, ma la costruzione della sua cupola rimase un problema per più di cento anni. Il progetto fu infine affidato a Flippo Brunelleschi, che fece erigere una cupola a doppio guscio con un’altezza di 39 m. La cupola, eretta tra il 1420 e il 1436, fu una delle più importanti ed impressionanti risultati architettonici del XV secolo. Come Piero Sanpaolesi ha dimostrato, la cupola di Santa Maria del Fiore, con l’uso della struttura a doppio guscio, potrebbe essere stato ispirata da quella di Soltaniyeh. Essa è una cittadina in Iran situata a circa 300 km sud-est di Tabriz, ad una altezza di 2000 metri sopra il livello del mare. Per una trentina di anni fu la residenza estiva degli Ilkhan, imperatori di un regno che comprendeva una parte considerevole del Medio Oriente. La cupola di Soltaniyeh, di circa 48,5 metri d’altezza, poggia su un’alta costruzione ottagonale ed è racchiusa in una cinta di otto minareti. L’interno di Soltaniyeh è un perfetto ottagono, su ogni lato si apre un grande ed alto iwan che nello sfondo si divide in due piani sovrapposti: quello inferiore alternativamente con porta al fondo o con nicchia cieca e quello superiore con una loggia che guarda all’interno. In poche parole ogni piano offre una serie di spazi ed un panorama diverso. Se volete conoscere i simboli, i motivi floreali, la geometria, la calligrafia e la simmetria dell’architettura iraniana dovete contemplare ogni angolo di ogni piano della cupola che con la sua bellezza cromatica vi lascerà senza fiato.
  • Lavatoio e Museo antropologico di Zanjan, l’edificio risale al periodo Qajar ed espone gli abiti tipici della gente azera nella regione di Zanjan. In realtà il museo era un’antica lavanderia tradizionale posta sulla principale via storica della città. Dato che Zanjan è circondata dalle montagne e si trova ad un’altitudine di 1630 sopra il livello di mare ha una temperatura prevalentemente molto bassa per cui il lavatoio facilitava il lavaggio dei panni in un luogo chiuso e caldo ed ospitava soprattutto le donne della zona per lavare, asciugare e rammendare i panni. Questo lavatoio può essere diviso in due parti: il piano inferiore comprendente la sala del lavaggio a pianta rettangolare allestita attorno un ruscello di acqua corrente. Al piano superiore si trovano un ingresso e due camere. Qui, dove un tempo si gestiva il lato operativo ed organizzativo del lavatoio, oggi è adibito alla manifattura di un prodotto tipico ed artigianale di Zanjan, ovvero le babbucce orientali. La parola babbuccia deriva dal persiano papoosh composto da pa (piede) e poosh (copertura) e quindi copripiedi o babouche in francese.
  • Gran Bazaar di Zanjan il freddo, la neve e il vento gelido invernale sono i motivi fondamentali della forma di costruzione dei luoghi pubblici e bazaar della zona ovest dell’Iran. Il bazaar di Zanjan è un esempio importante che dimostra i dettagli della forma con le volte in mattone e i passaggi stretti e meno alti rispetto ai bazaar della zona calda. La costruzione della volta impedisce lo scambio termico tra interno ed esterno e le dimensioni ridotte creano un’ambiente confortevole per l’uomo, in modo tale che il calore prodotto dalle attività, le

lampade e i riscaldatori delle botteghe possano aumentare la temperatura invernale e rendere il bazaar usufruibile anche nei periodi freddi dell’anno. Per illuminare e climatizzare i passaggi, di solito i tetti hanno delle fessure sulla sommità che, oltre far entrare la luce naturale dal soffitto, creano un’armonia visiva. Lungo il percorso del bazaar ci sono molte botteghe che costruiscono e vendono tutti i tipi di coltelli, soprattutto quelli pieghevoli tipici di Zanjan.

Cena e pernottamento in albergo.

5

5° Giorno, Zanjan – Tabriz

La regione dell’Azerbaijan iraniano occupa un territorio meno vasto rispetto alla grandezza totale dell’Iran. Il motivo per il quale, oggi giorno, questo territorio rimane piccolo, è il semplice fatto che la regione dell’Azerbaijan fu una sorta di agorà internazionale che vide tutti i movimenti geo-politici tra l’Impero Safavide e quello Ottomano, nonché l’arrivo degli ambasciatori cristiani per la divulgazione del cristianesimo. Tabriz ha un ruolo fondamentale nella storia moderna dell’Iran perché è proprio qui, in questa terra, che nacque la fase iniziale di una delle rivoluzioni più importante dell’Iran: la Rivoluzione Costituzionale.

Il cuore pulsante della storia di questa terra fu senza dubbio Tabriz situata nel nord ovest dell’Iran. Tabriz, la capitale della provincia dell’Azerbaigian orientale, è una delle metropoli più importanti del paese, nonché un polo importante dell’industria delle piastrelle, dei trattori, del tessile e dei tappeti. Tabriz è la città rinomata per la produzione della frutta secca. La fondazione di questa città storica risale al 1500 a.C., ma a causa dei forti terremoti, pochi edifici storici sono rimasti in piedi. Nel 2012, Tabriz è stata selezionata come la città più bella dell’Iran ed è stata nominata capitale del turismo dei paesi islamici nel 2018. Tabriz è stata capitale dell’Iran durante diverse dinastie come quella Ilkhanide, Ghara Ghoyunlu e Safavide. In più è stata la residenza della famiglia reale e del principe ereditario durante il periodo della dinastia Qajar. Tabriz è famosa come “la città dei primi”. Dal punto di vista culturale ciò che evidenzia l’importanza di Tabriz è lo scambio intra-culturale e inter-religioso con i paesi confinati come la Turchia, l’Armenia e l’Azerbaijan. Tramite la visita di Tabriz e la sua ricca storia avremo una grande opportunità di approfondire i temi sociali come la rivolta del Tabacco, la rivoluzione Costituzionale, l’economia medioevale ovvero il bazaar di Tabriz, e in più visiteremo le abitazioni scavate nella roccia vulcanica a Kandovan ed infine la chiesa dei primi martiri del cristianesimo.

Arrivo a Tabriz il capoluogo dell’Azerbaijan iraniano dove visiteremo:

  • Museo archeologico di Tabriz che tutela un repertorio archeologico dove gli oggetti sono esposti in tre sale principali. Le sale contengono principalmente oggetti scoperti dagli scavi in regione dell’​​azerbaijan che saranno in grado di informarci del processo artistico che passava dall’Iran verso Occidente. Uno dei reparti più interessanti sarà ovviamente il reparto della ceramica e terracotta risalente al XII-XIII sec. d.C., durante il quale la calligrafia ebbe un risvolto artistico per la decorazione degli oggetti in costruzione. Oltre al Museo Nazionale dell’Iran a Tehran, il Museo dell’Azerbaigian ha la più grande collezione appartenente a diversi periodi della storia dell’Iran.
  • Moschea Blu costruita nel 1465, su ordine di Abu Al-Mozaffar Jahanshah sovrano, mecenate e anche poeta della dinastia turcomanna dei Qara Qoyunlu. Si trattava non solo di una moschea bensì di un grande complesso che conteneva una biblioteca, un convento di dervisci, un giardino, delle terme e un mausoleo. A causa del terremoto del XVIII sec. oggi solo una parte della moschea è rimasta in piedi grazie anche alle collaborazioni e restauri degli archeologici. La pianta della moschea ha una forma diversa rispetto ad altre mosche dell’Iran. Infatti stile particolare della moschea Blu conosciuto come lo stile azero è insolito per il mondo persiano anche perché conferma una rilevante influenza ottomana a Tabriz. Cediamo la descrizione del fascino della Moschea Blu a Ella Mailart che dopo aver visitato la moschea scrisse: “quella sensazione particolare di quando si è innamorati e si crede di non aver mai capito, fino ad allora, lo splendore di un cielo a mezzanotte allorché le stelle, non una uguale all’altra, sfavillano con tale luminosità da sembrare venirci incontro. Quello straordinario mosaico fa sognare un angolo dove ogni stella sia un fiore colorato”
  • Bazaar di Tabriz è un complesso abnorme che abbraccia circa 35 km di passaggi coperti, con più di 7000 negozi, 24 caravanserragli e 28 moschee. L’attività principale all’interno del bazaar era la manifattura dei tappeti, ma è rinomato anche per la lavorazione degli argenti e dei gioielli, la vendita della frutta secca, spezie e il formaggio famoso della regione detto lighwan. Il bazaar di Tabriz in Iran è un bazaar tradizionale, ed era il centro della vita economica intorno al quale si svolgeva la maggior parte delle attività dei cittadini. Dal punto di vista architettonico il bazaar conteneva diversi edifici con una forma adatta per la temperatura bassa invernale di Tabriz. Il bazaar di Tabriz è un esempio lampante poiché comprende quasi tutti gli esempi possibili immaginari di un complesso adatto a svolgere le attività economiche: bottega, officina, magazzino, casa di commercio, caravanserraglio, passaggio, intersezione. Inoltre la seconda fascia del bazaar era dedicata ai luoghi relativi alle altre attività socio-religiose: moschee, scuole coraniche, spazi dedicati per le cerimonie religiose, palestre tipiche persiane, sale da tè, taverne e barbieri. In poche parole questo labirinto commerciale sarà in grado di farci perdere per ore nel suo corpus affascinante dove avremo un’esperienza sensoriale unica. Basta solo camminare e respirare profondamente per inebriarsi con il profumo della cannella appena macinata, della lana dei tappeti nel Saraye Mozzafari, del formaggio fresco e del pane barbari – pane tipico degli azeri dell’Iran – appena sfornato.

Cena e Pernottamento in albergo.

6

6° Giorno, Tabriz – Jolfa – Tabriz

A volte qualcuno arriva in Iran pensando di trovare, oltre a Persepoli, i monumenti della cultura islamica, l’opulenza delle moschee del periodo islamico o insomma qualcosa che ha a che fare con i riti appartenenti all’Islam. Tutto ciò, ovviamente è plausibile, ma non bisogna trascurare la presenza delle minoranze religiose e soprattutto i luoghi del culto dove esse praticano la loro fede. Per farne un esempio dovremo pur sapere che in Iran nella zona del nord ovest, dove l’Iran confina con l’Azerbaijan e l’Armenia, si trova una serie di chiese antiche riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità. Infatti in Iran i cattolici, dal punto di vista religioso sono suddivisi in tre diversi riti: assiro-caldeo, armeno e latino, e cinque diocesi. La popolazione cattolica che vive in Iran è notevolmente piccola. Su 98,79% (principalmente sciiti – sunniti: 5-10%) ci sono anche i Cristiani: 0,37% e altre religioni: 0,84% (inclusi zoroastriani ed ebrei). Il criterio che rende affascinante questo miscuglio religioso è l’arrivo delle religioni in Iran, la divulgazione della fede e la costruzione del luogo del culto. I luoghi di culto delle grandi religioni presenti in Iran si trovano in diverse zone in base alla presenza delle relative comunità. Per esempio nella zona centrale, sud-est si trovano i templi del fuoco degli zoroastriani, mentre nella parte del nord-ovest e a Isfahan si trovano le chiese cattoliche e nella zona occidentale dell’Iran si trova il mausoleo di Ester e Mardocheo, luogo di culto per eccellenza della religione ebraica. Tutto ciò non fa altro che far diventare più interessante il nostro viaggio e farci approfondire la radice dei culti presenti in un Iran sciita.

Si prosegue il viaggio in Iran verso l’altro magnifico luogo di culto chiamata Chiesa di Santo Stefano, un edificio appartenente al cristianesimo con le tendenze del culto della religione armena risalente al sec. IX d.C. La chiesa si trova in una zona di montagna dove il fiume Aras – il biblico Ghion – serpeggia nella vallata orgogliosa della frontiera iraniana a pochi passi dalla capitale della Repubblica Autonoma di Naxçıvan. Infatti il Monastero si trova in mezzo alla natura rigogliosa della zona di confine, è una sintesi dell’architettura iranica e bizantina che sarebbe poi diventata nota per lo stile peculiare dell’architettura tipica armena. La torre campanile del monastero è completamente ottagonale e ha un colore rosa salmonato dovuto alle pietre ricavate dalle rocce delle montagne circostanti. Il monastero da lontano pare una fortezza dato che possiede un portale di legno e ferro pressato, il recinto murato e una serie di torri da dove era possibile effettuare la necessaria sorveglianza serale. Accanto alla sala della preghiera esiste un chiostro a pianta quadrata dove abbondano le stanzette per potere ospitare i seminaristi che passavano parte della loro vita seguendo i corsi della scuola religiosa del Monastero di Santo Stefano. Infatti per millenni questa zona è stata una via di transito per commercianti, eserciti e fedeli.

Rientro a Tabriz. La sera faremo una passeggiata intorno alla piscina di El Goli, la più grande riserva idrica per l’irrigazione dei giardini nella parte orientale di Tabriz fino alla porta di Tehran. Durante il periodo safavide nel XVI secolo, subì alcune modifiche, e fu costruito un edificio a due piani in mezzo alla piscina sotto il comando del governatore di Tabriz e il figlio di Abbas Mirza, principe ereditario dell’Iran. Oggi il palazzo a due piani, il parco e la piscina di El Goli creano l’attrazione turistica più popolare e frequentata di Tabriz.

Cena e Pernottamento in albergo.

7

7° Giorno, Tabriz – Ardebil

Partenza per Ardebil con la possibilità d’incontrare un gruppo nomade della tribù di Shahsavan a Namin. I nomadi Shahsavan si trovano nella zona dell’Arzeibeijan iraniano, situato a nord dell’Iran, nelle vicinanze del fiume Aras e la pianura Moghan. Basandoci sulla storia dei nomadi Shahsavan, la loro origine è legata all’ordine di Shah Abbas nell’XI secolo. Etimologicamente parlando la parola Shahsavan vuol dire i seguaci dello shah ed in questo caso si riferisce allo Shah della dinastia Safavide che permise loro di vivere nella zona del Nord dell’Iran. Tuttavia, con il passare del tempo e i conflitti internazionali, prima con gli ottomani e poi con i russi, i Shahsavan emigrarono nelle zone più centrali dell’Iran come Varamin, Hashtrud, Saveh, Tehran e Qazvin. Dal punto di vista antropologico i Shahsavan sono una società nomade di stirpe turca del ramo Oghuz, ma tra di loro ci sono ancora molti curdi, georgiani e tagiki.

Arrivo a Ardebil e visita al mausoleo del mentore dei sufi Sheikh Ishaq Safioddin ardebili (XV sec.) La storia della dinastia “Safavide”, il terzo impero persiano, si valorizza con la figura mistica dello Sheikh Ishaq Safioddin, il mentore e maestro di una confraternita islamica sufi che aveva base ad Ardabil, nell’odierno Azerbaigian dell’Iran. La figura di Seikh Safi è riconosciuta soprattutto per la sua ideologia religiosa, quella che sarebbe poi diventata la religione ufficiale dell’Impero Safavide. Infatti l’Islam sciita e il suo sviluppo in Iran, trova le sue radici nello studio ideologico e la scuola del pensiero del mentore della scuola religiosa di Ardabil.

Il santuario dello sceicco Safioddin ad Ardabil è riconosciuto come uno dei più importanti santuari in Iran. Durante il periodo safavide molti politici, viaggiatori, scrittori e mercanti erano venuti dalla Germania, dalla Francia e dalla Gran Bretagna in Iran per visitare Ardabil e hanno scritto delle notizie a riguardo del santuario.  Il santuario venne costruito tra l’inizio del XVI secolo e la fine del XVIII secolo, ed è un luogo di ritiro spirituale sufico che utilizza le tradizionali forme architettoniche iraniane. I costruttori sono stati in grado di sfruttare al massimo lo spazio ridotto per fornire molteplici funzioni, tra cui una biblioteca, una moschea, una scuola, un mausoleo, una cisterna, un ospedale, delle cucine, una panetteria e alcuni uffici. Il sito comprende un percorso che conduce al santuario in sette fasi, che riflettono le sette fasi della via della conoscenza del misticismo sufi, separate da otto porte che rappresentano gli otto atteggiamenti del sufismo. Il sito comprende anche facciate e interni riccamente decorati, nonché una notevole collezione di oggetti antichi esposti nella sala laterale accanto alle tombe di Sheikh Safi e Shah Isma’il il fondatore della dinastia dei safavidi.

Shah Isma’il aveva un talento lodevole in campo militare per cui riuscì a riunire i cosiddetti stati autonomi, piccoli monarchi o feudali che esistevano sul territorio iranico. In più, Shah Isma’il aprì una nuova fase di relazioni internazionali con la Repubblica di Venezia, il Papato di Roma, la Francia, volto a dimostrare il suo interesse diplomatico verso i paesi europei. Dall’altro canto, invece, scorreva il grande rischio dell’attacco dell’Impero Ottomano con il quale i safavidi, nonché altre dinastie iraniche, hanno sempre avuto un conflitto bellico fino alla caduta dello stesso.

Tra tutte le leggi vigenti in base allo studio di Sheikh Safi notiamo una citazione fatto da Tavernier il famoso viaggiatore francese che visitò l’Iran durante il regno di Shāh Abbas. Tavernier disse che nonostante il fatto che le terre intorno ad Ardabil fossero eccellenti per la coltivazione dell’uva, nessun vino fu trovato in città se non per mano degli armeni. In nessun’altra città in Iran bere vino è così severamente vietato come ad Ardabil. Egli cita inoltre la presenza dello sceicco Safi e il rispetto richiesto per esso come causa principale di tale comportamento. Invece lo scrittore Olearious scrisse che a causa della santità dello sceicco Safi, l’uso di oro o argenteria è vietato e per questo motivo durante i giorni di lutto dell’Imam Hossein e altre occasioni “venivano usati solo cucchiai e piatti di legno o di ceramica. Sembra che lo sceicco Safi fosse così pio da mangiare cibo in ciotole di legno.

Il bazaar di Ardabil era uno snodo cruciale del commercio poiché connetteva la via di Tabriz ai paesi che si affacciavano sul Mar Caspio. La posizione strategica e la presenza delle montagne e le pianure stese di Ardabil arricchiscono il suo antico bazaar con le botteghe di tappeti, erboristerie e una pregevole varietà di miele.

Cena al ristorante e pernottamento in albergo.

8

8° Giorno, Ardabil – Bandar Anzali – Masuleh

 

Arriva l’ora di salutare la cultura azera e lasciare alle spalle le montagne dell’Azerbaijan. Il nostro viaggio prosegue verso il Mar Caspio che per raggiungere è necessario scendere, percorrendo la strada panoramica di Heiran per entrare nella rigogliosa regione di Gilan. Stiamo andando a conoscere una cultura completamente diversa rispetto a quello degli azeri perché nel Gilan siamo a contatto con la cultura caucasica. Una volta discesi dalle montagne ecco una sorpresa inaspettata ad attenderci, ossia la laguna di Bandar Anzali, cittadina portuale del Mar Caspio.

La natura, i paesaggi, la storia e la ricchezza delle risorse naturali e soprattutto l’arte culinaria del Caspio fanno sì che questa zona sia una delle zone più ricche per gli amanti dell’arte della degustazione gastronomica. Qui nella regione Gilan assaggeremo i piatti tipici della zona del Mar Caspio che offre in primis un saporito riso basmati,                                                pesce fresco, stufati di carne di oca, anatra e bovino marinato con le erbette delle colline circostanti e la saporita salsa di melograno. La cultura del Caspio dell’Iran vanta la sua orgogliosa varietà culinaria rispetto al resto del paese. Forse i piatti tipici della zona del Golfo Persico vorrebbero fare la concorrenza al Caspio, ma difficilmente ci riescono. Sulle rive del Caspio vivono circa 11 milioni di persone e i principali centri urbani sono localizzati sulla costa occidentale e meridionale, nelle province costiere dell’Iran e dell’Azerbaijan.

Il Caspio, geograficamente parlando, è il mare chiuso più esteso del mondo, con la percentuale di salinità superiore al 13.7 %. Storicamente, il Mar Caspio fu una frontiera tra Europa e Medio Oriente, una barriera che però nel corso dei secoli ha contribuito allo scambio intra-culturale tra i popoli e abitanti delle proprie coste. Nella parte meridionale, principalmente in Iran, la costa, costituita da sabbie fini e limi, lo scenario si presenta con una serie di terrazze coltivate che ascendano gradualmente le catene montuose di Alborz. La diversità biologica presente nel Caspio e sulle sue coste ha fatto diventare la regione uno degli ecosistemi più preziosi del mondo, con un tasso di

endemismi biologici molto alto. Tanto è vero che oggi, lungo le coste meridionale del Mar Caspio le Foreste Miste Ircane “Hyrcanian Forest”, sono state inserite nella lista del Patrimonio dell’Umanità.

Infine, bisogna menzionare la risorsa ittica più importante per l’economia del Caspio, ossia lo Storione. Fondamentale per la sua proliferazione è la vicinanza tra le acque salmastre e i fiumi. Gli esemplari più grandi raggiungono una lunghezza di più di 4 metri ed un peso di 500 chilogrammi. Lo Storione si nutre di ghiozzi, alose, carpe.Il caviale iraniano insieme al Pistacchio e lo Zafferano, per la loro qualità pregiata, creano un triangolo imparagonabile in tutto il mondo.

Partenza alla volta del villaggio di Masuleh incastonato tra le montagne e si sviluppa sotto forma di gradoni terrazzati. Nell’architettura di questo villaggio, il tetto dell’abitazione sottostante corrisponde al cortile della casa superiore. I materiali utilizzati nella costruzione della casa sono locali e per la maggior parte sono rocce impiegate per l’edificazione di muri a secco in modo irregolare con l’ausilio della malta di fango e calce. Tale tipologia della costruzione locale rappresenta la conoscenza delle generazioni precedenti che adattarono le condizioni geografiche alla tecnologia delle costruzioni. Il villaggio di Masuleh si colloca tra i villaggi più pittoreschi in Iran e che grazie al controllo costante del Ministero dei Beni Culturali ha mantenuto il suo fascino eco-architettonico.

 

Cena al ristorante e pernottamento in una casa tradizionale nel villaggio.

9

9° Giorno, Masuleh – Rasht – Tehran

Partenza per Tehran, visita alla cittadina di Fuman e della citta` di Rasht, capoluogo della regione Ghilan. Arrivo a Tehran e pernottamento.

 

Rasht iniziò il suo sviluppo molto tardi, nel corso del XIV secolo, quando il centro della vita nella regione di Gilan si spostò dalle montagne alla pianura. Fino al diciassettesimo secolo, tuttavia, le principali città della zona erano Fuman e Lahijan. Rasht divenne capitale provinciale di Gilan sotto Shah Abbas safavide, quando la provincia fu incorporata nel regno persiano. Rasht deve la sua crescita alla posizione nel cuore della provincia, da un lato vicino al mare e dall’altro lato sulla strada verso Tehran e Qazvin. La città, tuttavia, ha a lungo mantenuto l’aspetto di un grande villaggio rurale. John Bell passando per Rasht nel 1717, notò che le sue “case erano sparse”, che si trovava “in una pianura circondata da alte foreste” e che sembrava più “un grande villaggio”. La storia del Gilan è stata fortemente influenzata dai russi che invasero Gilan nel 1722 e ripulirono la foresta a sud della città vicino alle montagne, ma Rasht mantenne il suo aspetto rurale sotto il regno di Nāṣer-al -Din Shah durante il periodo del Qajar. XIX secolo. All’epoca, le case padronali erano raggruppate a ovest e ad est della piazza centrale, e zone umide, foreste, risaie, piantagioni di tè verde e di gelso e vivai di bachi da seta circondavano la città. Oggi giorno Rasht dimostra il suo fascino particolare e il suo tessuto urbanistico dove convive uno dei bazaar più rustici e rurali di tutto l’Iran. L’ambiente rurale di Rasht le ha impedito di diventare una città cosmopolita per molto tempo, solo nell’Ottocento sotto la dinastia Qajar e i russi il suo cosmopolitismo è cresciuto. Lo stile architettonico della Piazza Centrale e le vie Principali di Rasht rappresentano la forte influenza russa che sarà riconoscibile a prima vista. L’orgoglio storico di Rasht si vanta invece con la resistenza dei partigiani di Gilan 1918-20) con Mirza Kuchak Khan al capo dei partigiani durante l’invasione russa in Iran.

 

Il sole sta calando e il paesaggio, del viaggio di ritorno, diventa sempre più rossiccio a seconda dei raggi di sole che colpiscono la via di ritorno verso Tehran. Il viaggio in Iran sembra iniziato proprio due ore fa, e non appena si sta, pian piano, comprendendo l’Iran e gli iraniani arriva il tempo di chiudere la bisaccia e ripartire per il proprio paese. Però c’è una netta differenza nella bisaccia prima della partenza e dopo: ora è piena, non solo di tante emozioni e di entusiasmo, ma anche di tanta cultura. Di solito il viaggiatore si preoccupa dei kili in più nella bisaccia e mentre fissa il colore del cielo pensa a come organizzare i regali; vorrebbe comprare tutto dai pistacchi, ai tessuti, ai turchesi. Sappiamo però che nella bisaccia ci sta tutto tranne una cosa: l’ospitalità della gente che abbiamo trovato in giro per i Bazar, nei ristoranti o nei siti archeologici. Questa immagine rimane incisa nei cuori ed è il souvenir immortale che il viaggiatore si porta ovunque andrà e per tutti coloro che hanno apprezzato questo tour sarà una giusta motivazione per tornare in Iran per la seconda volta.

Si prosegue il viaggio fino a Tehran. Cena e pernottamento in albergo.

10

10° Giorno, Tehran

Tehran è la città più movimentata e cosiddetta effervescente iraniana. La megalopoli iraniana con più di 8 milioni di abitanti, dimostra la sua raffinatezza in un’atmosfera caotica come tutte le grandi città del mondo. Tehran è però una pagina fondamentale della storia moderna in quanto mette a disposizione dei viaggiatori i suoi straordinari musei, come il Museo dei Gioielli che espone la Collezione più importante al mondo. I progressi artistici, gli interventi architettonici e la rinascita dei tanti caffè allo stile tradizionale persiano, ha reso Tehran, in questi anni, un labirinto affascinante tanto da sorprendere il viaggiatore ad ogni angolo urbano.

Le visite di Tehran:

  • Il Museo Archeologico Nazionale dell’Iran ripercorre la storia, l’arte e la cultura attraverso i reperti archeologici che vanno dal VI millennio a.C., fino al periodo islamico, VII secolo d.C. Al Museo di Tehran si trova una splendida collezione di ceramiche, di terrecotte e di bronzi. In più, ogni semestre, vi è un’esposizione provvisoria di oggetti, di alto valore archeologico, prestati da altri musei come quelli di Venezia, Berlino.
  • Palazzo Golestan è situato vicino al Gran Bazar ed è un complesso notevole che trova la sua radice nel XVI secolo, quando Tehran, pian piano, si trasformò da un villaggio a una città vera e propria. Golestan significa “roseto” perché è un tipico esempio dei meravigliosi Giardini persiani. La storia moderna iraniana deve tanto al complesso dove Mohammad Reza Pahlavi si è autoincoronato proclamandosi successore di Ciro il Grande. In seguito si visita l’ingresso del Gran Bazar di Tehran dove si vende “di cotto e di crudo” o come si dice in persiano si vendono pure “il latte della gallina e l’anima umana”.
  • Il Museo Nazionale dei Gioielli, (apertura solo da Sabato a Martedì) è situato in un’enorme cassaforte con una porta spessa 25 cm, ed è allestito nei forzieri sotterranei della Banca Centrale Iraniana. Il museo ospita i gioielli della corona, il mappamondo tempestato di gemme, un tripudio di pietre preziose, diademi, corone della famiglia Pahlavi e il più grande diamante rosa esistente nel mondo detto anche Darya-e Nour (Mare di Luce) di 182 carati. Il diamante è un simbolo della vittoria che Nadir, scià nel 1739, aveva portato in Iran dopo la sua vittoriosa campagna in India.

Alternativa al posto di Museo dei Gioielli, è il Museo dei Tappeti.

11

11° Giorno, Tehran – Italia

Trasferimento all’aeroporto internazionale ” Imam Khomeini” per il volo Tehran – Italia.

RECENSIONI DEL TOUR

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